Attualità
|
22/03/2008 13:08

La Siracusa-Gela ha già 35 anni

di Redazione

Meteo: Ragusa 11°C Meteo per Ragusa

È un reperto dell´era dell´industrializzazione. Progettata nel 1973, la Siracusa-Gela è stata pensata neI quattordici chilometri dell´autostrada Siracusa-Gela, inaugurati dopo 34 anni la settimana scorsa, sono diventati una icona dei tempi morti nella realizzazione delle opere pubbliche, l´obbligo di percorrerli a ottanta chilometri all´ora meritano il tapiro.
La Siracusa-Gela è tuttavia molto di più che l´ennesimo avvilente episodio di spreco di tempo e di denaro pubblico.gli anni Sessanta, quando il triangolo del petrolio, Siracusa-Ragusa-Gela, nell´immaginario collettivo evocava benessere e sviluppo. Una Sicilia trasformata, finalmente redenta. Il Texas possibile nel cuore del Mediterraneo.
L´autostrada è stata concepita e progettata negli anni dell´intervento straordinario del Mezzogiorno e della sua sconfessione, ha attraversato l´era delle partecipazioni statali e dell´industria primaria, l´ottimizzazione della chimica e atteso invano gli effetti moltiplicativi dell´industria di base. Quindici-venti anni a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, durante i quali il solidarismo cattolico e la sinistra cercarono la pietra filosofale: lo sviluppo del Mezzogiorno.
Roba da alchimisti o apprendisti stregoni: sperimentarono pozioni di pianificazione quando i governi duravano in carica pochi mesi, e i socialisti volevano controllare gli strumenti di produzione, mentre i democristiani amavano il liberismo ed il suo contrario.
Fu un tempo di mezzo, dunque, l´ultima spiaggia per i programmatori che non sapevano niente della globalizzazione sopravveniente, per la grande industria privata che non sapeva niente della finanziarizzazione strisciante dell´economia, per i rastrellatori di denaro pubblico.
Quel tempo ebbe un indiscusso (e discusso) protagonista, Enrico Mattei. L´autostrada stava dentro le sue idee e nei progetti dei suoi epigoni. Gela e la Sicilia sud-orientale sarebbero stati il volano di sviluppo del Mezzogiorno, un ponte per le relazioni con l´altra sponda del Mediterraneo, dove l´Agip aveva affondato gli stivali rompendo il cartello delle cosiddette sette sorelle. Mattei voleva rendere permeabili e collegabili le culture e le economie fra le due sponde del Mediterraneo. Consolidando così le buone relazioni instaurate nel Medio Oriente grazie al rivoluzionario conteggio delle royalties (favorevole ai paesi produttori), con un meticciato economico e sociale affidato al Mezzogiorno e alla Sicilia “araba”. Piani ambiziosi e arditi che si sarebbero infranti sul solido frangiflutti delle compagnie petrolifere multinazionali che digerivano in fretta gli enormi guadagni provenienti dai pozzi del Medio Oriente.
La morte prematura di Enrico Mattei in un incidente aereo che di incidente ha poco e niente, ha trasformato quei propositi in un simulacro di buone intenzioni. Considerando che il terrorismo è anche figlio di un´attività predatoria dell´Occidente, c´è da chiedersi che cosa sarebbe avvenuto se Enrico Mattei avesse avuto altro tempo per realizzare il suo sogno. Ciò che è rimasto di quelle intenzioni è poca cosa: un grande complesso scolastico che ospita a Gela l´istituto tecnico industriale per chimici, cui sarebbe toccato di formare i giovani provenienti dai paesi produttori; la superstrada Gela-Catania, la prima in Sicilia;: il porto-isola gelese e il dissalatore dell´area petrolchimica. Queste opere non hanno cambiato il mondo in quella fascia della Sicilia. Il grande capitano d´industria, pur lungimirante e efficiente, non coinvolse ? o non poté coinvolgere ? la gente del Sud nei suoi piani. La Siracusa-Gela, al pari del petrolchimico e del porto-isola, è una cattedrale nel deserto: la viabilità della ricca e vivace provincia di Ragusa è la peggiore della Sicilia.
Quei quattordici chilometri della Siracusa-Gela sono niente se non si realizza il resto in tempi accettabili, e sono un colossale esempio di cattiva gestione delle risorse, quando l´opera sarà completa. L´assenza di coinvolgimento delle popolazioni nella programmazione delle opere pubbliche e negli interventi di sviluppo industriale non ha provocato solo uno scollamento sociale e un gap di servizi per la gente del territorio, ma ha consentito al managment pubblico e privato di utilizzare l´intervento straordinario per rastrellare risorse destinate al Mezzogiorno d´Italia.
L´investimento nell´industria primaria, la cosiddetta «vertilicalizzazione del greggio», è costato una enormità. Perfino il dissalatore, che serviva a raffreddare gli impianti peltrolchimici, è stato pagato dallo Stato e la potabilizzazione è costata quanto l´acqua minerale alla Regione; il porto-isola e le altre opere pubbliche, utili anch´esse solo per il petrolchimico, sono stati contabilizzati come aiuti al Mezzogiorno d´Italia e alla Sicilia.
Gela avrebbe avuto bisogno di denari per le fognature, le condotte idriche, le scuole, le strade, le case, gli ospedali, i magistrati e i poliziotti: la sua popolazione raddoppiò, e poi divenne tre volte tanto, in un decennio.
Lo Stato non spese una lira. Oggi Gela è mafiaville, una città che non c´era prima dell´avvento dell´industria. A Siracusa si è insediato il crimine organizzato, dopo l´industrializzazione.
La storia della Sicilia non è stata ancora raccontata. L´Isola è stata una cavia ideale per i pianificatori che non sapevano niente del mondo globale che avanzava, per i grandi manager che non si curavano degli intrallazzi mafiosi sviluppati all´ombra dell´industria né dei guasti ambientali, cavia anche per il sindacato chiamato a difendere le ragioni degli ex braccianti diventati operai e dei maestri elementari diventati chimici; cavia per la politica intenta a sfruttare il bacino delle clientele e le opportunità che offrivano la grande industria e l´intervento straordinario piuttosto che a evitare lo scempio del territorio e pretendere servizi di prima necessità.
La Siracusa-Gela viene da lontano: è il retaggio ambiguo di quel tempo. Induce gli stessi sentimenti, pulsioni, umori e ragionamenti contraddittori. E ci ricorda che quel tempo non è ancora passato.

 

Fonte: Siciliainformazioni.com