Cultura
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03/02/2009 17:34

La storia della facciata Lipparini-Miccichè

La scelta di demolire matura negli anni 50

di Giuseppe Savà

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Il crollo di palazzo Miccichè a Scicli
Il crollo di palazzo Miccichè a Scicli

Scicli – La determinazione dell’Amministrazione Comunale di Scicli di demolire, ricostruire ed ampliare la scuola di Avviamento Professionale di Piazza Italia matura durante gli anni ’50. Nel 1959, l’Amministrazione Comunale dell’epoca redige un progetto di massima per “la demolizione, ricostruzione ed ampliamento della Scuola di Avviamento Professionale di Piazza Italia”. L’edificio viene definito un “vecchio monastero adattato alle necessità delle scuole”.

La Sovrintendenza ai Monumenti della Sicilia Orientale si oppone alla decisione, vincolando il Collegio della Compagnia di Gesù in base alla legge n°1089 dell’1-6-1939, con provvedimento del 23-01-1961, pervenuto e registrato al protocollo il 25-01-1961, n° 1169.

Dopo un sopralluogo, che viene registrato il 28 Gennaio 1961, l’Amministrazione Comunale dichiara di avanzare ricorso contro il vincolo e incarica l’architetto Nunzio Cilia per il progetto di demolizione del palazzo e ricostruzione dell’edificio scolastico professionale agrario “Giuseppe Miccichè”.

In pratica, ha partita vinta contro la Sovrintendenza (sovrintendente Lo Iacono). L’Amministrazione Comunale il 20 Febbraio 1961 ricorre formalmente contro il vincolo sostenendo, addirittura, che “l’immobile di cui trattasi non costituisce il Collegio della Compagnia di Gesù, ma è invece un vecchio edificio ora cadente destinato alla pubblica istruzione per volontà testamentaria di Giuseppe Miccichè, perché l’edificio sia nelle strutture esteriori che interne non possiede alcuno dei requisiti o delle caratteristiche monumentali, artistiche o di interesse archeologico. . . Trattasi di un fabbricato qualunque, a pareti lisce, senza alcun elemento decorativo caratteristico dell’epoca nella quale venne costruito, circa un secolo fa, e nient’affatto intonato con la attigua facciata della Chiesa Madre”.

Si realizzò, quindi, negli anni ’60 il nuovo edificio, un progetto in cemento armato a vista, “serrato – secondo quanto scrive il progettista – fra due edifici di particolare importanza architettonica, la Cattedrale (!) con la sua architettura barocca catalana (!) di ottima fattura e di particolare interesse stilistico e il palazzetto Micciché, unico ed ultimo esempio di quella architettura di stile Libertj che così raramente e con tanto affanno ebbe modo di affermare qualche esempio in Sicilia…”; un progetto la cui facciata ispirata ad una architettura di Niemeyer, nella capitale del Brasile, Brasilia, in cemento armato a vista e vetrate definite da laminati metallici…,in un momento in cui nella comunità locale cominciava a prendersi coscienza della bellezza del centro storico, come organismo stratificato, omogeneo ed armonico, e la dissonanza ed incongruenza del nuovo edificio, che rompeva in modo sgradevole l’articolazione dei linguaggi storici degli edifici che si affacciano su Piazza Italia.

Il processo di maturazione di questa consapevolezza approda nel 1981 alla deliberazione del Consiglio Comunale dell’epoca del bando di concorso pubblico per il ridisegno del prospetto e del piano terreno dell’edificio scolastico “Giuseppe Miccichè” di Scicli e della adiacente Piazza Italia. L’Amministrazione Comunale di allora motivò il bando di concorso con le seguenti argomentazioni: la presa di coscienza culturale di un errore storico progettuale, relativo all’edificio visto nel contesto urbanistico, determina l’esigenza di ridisegnare il prospetto; il desiderio di apparente modernità, in una situazione culturale pseudo evoluta in cui non era stato posto il problema della conservazione e del recupero dei centri storici, determina la demolizione del collegio gesuitico e la costruzione di una architettura (la nuova scuola media) che rompe l’unità e l’armonia architettonica della piazza; la consapevolezza di questo inserimento architettonico deturpante è diventata durante questi anni sempre più chiara nell’opinione pubblica, per cui diventa necessaria la proposta di un progetto tendente a recuperare un’organica fisionomia alla piazza più importante del centro storico. Paolo Portoghesi, architetto e storico dell’architettura di chiara fama, presidente del Concorso, nota a proposito del progetto dell’architetto Cilia: “La preoccupazione dell’architetto fu allora quella di realizzare una facciata coerente con il suo edificio, trascurando il problema della continuità con gli altri elementi che caratterizzano il quadro ambientale che nei secoli aveva ricevuto un’impronta unitaria di qualità eccezionale”.  Al concorso parteciparono 83 progettisti o gruppi di progettisti. Della commissione, oltre agli amministratori Salvatore Calabrese (Sindaco), Giuseppe Caccami (assessore ai beni culturali), all’ingegnere Capo del Comune Gaetano Savarese e al segretario Vito Chiaramonte, facevano parte il Soprintendente architetto Paolo Paolini, il pittore Franco Sarnari, altri insigni architetti, ingegneri e storici di architettura: il professor Enrico Valeriani, il professor Salvatore Boscarino, l’architetto Giovanni Delitala, il professor Nicola Pagliara, l’architetto Ignazio Gardella e il già citato professor Paolo Portoghesi. Vince il concorso il progetto n° 30 “Canto Fermo” degli architetti Claudio D’Amato Guerrieri e Mario Corsetti. Ma tutto finì lì. 

 

                                                    

 

 

 

 

Nella foto d’epoca, gli sciclitani assistono curiosi e indifferenti alla demolizione del Collegio dei Gesuiti, in luogo del quale oggi sorge il palazzo di vetro di piazza Italia