di Redazione
Un visto per entrare in Italia, per raggiungere a Comiso i suoi fratelli Aferdita e Lika che vivono in Sicilia da dieci anni.
Un visto per poter sperare in una vita migliore e in una durata di vita più lunga, sottoponendosi alla terapia per combattere la sclerosi multipla.
E’ l’unico desiderio di Lika Arlinde una ragazza kosovara di 16 anni alla quale è stata preclusa, sinora, ogni speranza di essere guarita meglio, con la cura a base di interferone e un programma di ginnastica passiva. Malata da quattro anni Lika non viene curata adeguatamente in Kosovo, nella sua città natale Ferizaj.
“L’interferone è introvabile in Kosovo e quando si trova è costosissimo – spiega la sorella di Lika, Aferdita -, ma i soldi nella necessità si recuperano, anche se con grande sacrificio, il problema è che mia sorella qui da noi potrebbe essere curata bene e stare meglio, mentre in Kosovo fa solo delle cure palliative che nulla hanno a che fare con la sclerosi multipla”. Da due anni Lika è nei pensieri dei suoi fratelli. La famiglia di Aferdita è l’unica famiglia kosovara che è rimasta a Comiso nel 1999, quando l’ex base Nato si svuotò dei seimila profughi che erano fuggiti dalla guerra nei Balcani. Aferdita fu anche l’unica donna che a Cruisetown partorì un bimbo, Kastriot, la cui nascita divenne un simbolo di speranza, in quei giorni così particolari. Un semplice foglio di carta con il timbro dell’assessorato regionale alla Sanità può rappresentare la svolta nella vita di questa ragazza che attende con ansia una telefonata positiva da Comiso, da parte dell’avvocato Adele Leggio, il legale che è stato ingaggiato dai fratelli di Lika per sbrogliare la matassa burocratica di questa vicenda.
“La Regione siciliana non ha recepito la legge 449 del ’97 quella che dispone le norme sulle quote del Fondo sanitario nazionale che autorizzano le Aziende unità sanitarie locali e le aziende ospedaliere a erogare prestazioni in favore di cittadini provenienti da paesi extracomunitari”, spiega l’avvocato Leggio, “e devo dire che la funzionaria dell’assessorato regionale alla Sanità si sta prodigando per questo caso umanitario che dovrebbe essere discusso mercoledì a Palermo, nella seduta del dipartimento regionale per l’assistenza sanitaria ospedaliera”.
Il problema è un cavillo burocratico. Per poter erogare il visto la ragazza dovrebbe essere sottoposta a un intervento chirurgico e non semplicemente a delle terapie.
“Lancio un appello all’Aism regionale e nazionale e alla Croce Rossa internazionale – dice l’avvocato Leggio – affinchè scrivano una lettera in favore di Lika per poter giustificare la Regione siciliana ad erogare questo visto, dal momento che si tratta di un caso umanitario”.
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