Rose Busingye racconta la «sua» Africa
di Rossella Schembri


Ragusa – Seduta su un divano, sorridente, scherza, e intanto sfoglia le fotografie dei suoi bambini. “Questa è Angela”, racconta, mentre indica, in una delle foto, il viso sorridente di una bellissima bambina, “la polizia l’ha trovata nella spazzatura quando aveva due mesi di vita e subito sono corsi da me. Sono arrivati al cancello ed io mi sono disperata. Gli ho detto: “Non abbiamo più soldi, non c’è latte, come faremo? Portatela dalle suore”, ho detto ai poliziotti. Ma poi un bambino mi ha detto: “Rose, quella bimba è preziosa”, e così è entrata anche lei nella nostra casa”.
La vita di Rose Busingye è così, ogni giorno nuovi arrivi, ogni giorno una lotta per la sopravvivenza di tutti i suoi bambini, orfani, malati di Aids, persone che non hanno nessuno al mondo. Solo Rose.
Ecco perché Rose, anche quando è in Italia, lontana dall’Africa, dall’Uganda, dai suoi meeting point, dai bambini che lei accoglie per strapparli alla morte per Aids, per fame o anche peggio, pensa sempre a loro e ha bisogno di rivederli, almeno in fotografia. Rose è stata due giorni a Ragusa. Ieri sera nel salone parrocchiale della Sacra Famiglia ha salutato tutti i benefattori della città, le famiglie che da anni sostengono con le adozioni a distanza le spese della casa famiglia costruita a Kampala con i soldi donati dal capoluogo ibleo. Una volontaria le chiede perché tutti i bambini ritratti nelle fotografie hanno gli orecchini, sia le femminucce che i maschietti.
“Gli stregoni rubano i bimbi per offrirli in sacrificio, sì sacrifici umani -risponde la suora ugandese, ghiacciando la sua interlocutrice -. Ma solo i bimbi perfetti fisicamente possono essere immolati e allora gli faccio una feritina nell’orecchio, insomma metto gli orecchini a tutti, anche ai maschietti…e chi se ne frega…”. E ride. Rose riesce a trovare il motivo di un sorriso anche nel dramma più terribile, come quello dei riti degli stregoni che rubano i bambini per offrirli in sacrificio. In Uganda succede di tutto. Rose lo sa. E quando arriva in Italia e offre le sue testimonianze come ha fatto anche ieri a Ragusa, le sue parole lasciano il segno nel cuore di chi le ascolta. “Vedere Rose dopo tanti anni è sempre una grazia di Dio e una grande gioia – dice Angela Salinitro, presidente di Abbracci senza Frontiere, l’associazione ragusana che ha organizzato l’incontro con la suora africana fondatrice del “Meeting point Kampala Association” – e la ringraziamo per essere tornata qui a Ragusa, dove tanti benefattori continuano a sostenere il progetto che lega la nostra città ai meeting point di Kampala”. Durante l’incontro è stato proiettato un filmato e delle fotografie della casa famiglia realizzata con i fondi donati dai benefattori di Ragusa. Rose ha ringraziato tutti. Già oggi riparte per Varese.
La Sicilia
© Riproduzione riservata