Attualità
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13/02/2013 10:24

La tradizione, mancata, del Carnevale di Ragusa

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Maschi ri Sciculi, Mascarati ri Muorica, Prucissioni ‘i Rrausa

di Saro Distefano

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Carnevale triste
Carnevale triste

Ragusa – Leggo su molte testate giornalistiche locali della lamentela che molti cittadini del capoluogo muovono per la carenza, per non dire l’assenza, di iniziative pubbliche legate al Carnevale (di iniziative private – al contrario – c’è molta abbondanza).

Ma lamentarsi con chi, oggi a Ragusa? Con un commissario regionale che doveva gestire l’ordinaria amministrazione dalle dimissione del sindaco Dipasquale in attesa delle nuove elezioni di maggio e si è invece trovata al centro di una serie di emergenze epocali, prima tra tutte la crisi idrica? Lamentarsi con la Rizza per la assenza di iniziative carnecialesche lascia – giustamente – tutto il tempo che trova.

Aggiungo che a Ragusa il Carnevale ha sempre avuto vita stentata, se la si intende quale manifestazioni pubbliche: sfilate, balli in piazza. A Ragusa, ai primi di febbraio, c’è spesso la neve, e la bronchite è endemica. Eppure ci furono anni in cui, soprattutto nei “mitici” ’50 e ’60, una certa frequenza era stata data alle sfilate di carri, artisticamente preparati dal Maestro Cascone nell’ambito del Circolo universitario “Filippo Turati”. Ma poi più nulla.

E se proprio dobbiamo dirla tutta, è ancora più giusto rifarsi alla antica tradizione, quella ormai dimenticata dai più, quella, insomma, che è possibile studiare (ed apprezzare, ammirare) grazie alle opere letterarie di Serafino Amabile Guastella, il barone chiaramontano che nel secolo diciannovesimo firmò decine di fondamentali opere di etnografia, che allora si chiamava demopsicologia.

Tra i tanti motti legati alla nostra mitologica terra, c’è ne è uno che si adatta perfettamente al discorso da noi sopra impostato:

Maschi ri Sciculi

Mascarati ri Muorica

Prucissioni ‘i Rrausa

Se ne deduce che a Ragusa dovremmo lasciare stare il Carnevale (cosa che del resto, volenti o nolenti, facciamo già), e dedicarci alle processioni. A Modica è il Carnevale e a Scicli sono i “maschi” ovvero i fuochi d’artificio, da cui la “maschetteria”, ovvero la parossistica conclusione di ogni nostro spettacolo pirotecnico.