Attualità
|
21/08/2007 08:54

L’aeroporto di Comiso penalizzato dal Governo Prodi?

di Redazione

Nelle ultime ore ha suscitato vivaci polemiche la diffusione del contenuto di un disegno di legge del Ministro dei Trasporti on. Bianchi relativo alla riforma del trasporto aereo con particolare riferimento alla situazione degli aeroporti italiani. L’attenzione in Sicilia è stata catalizzata dalla prospettiva che gli aeroporti di Palermo e Catania possano essere considerati come scali di serie B mentre un ruolo ancora minore è previsto per gli scali di Trapani, Comiso e per quelli delle isole. Leggendo le reazioni, talune anche apprezzabili, dei politici siciliani, il Governatore Cuffaro in primis, si ha però l’impressione di cogliere una risposta di tipo “campanilistico” quasi a tutela dell’orgoglio ferito della Sicilia e dei Siciliani penalizzati dalla miopia del Governo nazionale nei confronti dell’Isola. Ora se questo elemento di valutazione è, fuor di dubbio, importante va allargato il quadro di valutazione generale all’impatto economico che tale riforma ha sull’intero sistema nazionale. Oltre che offendere ancora una volta la Sicilia questa proposta politica rischia di fare compiere all’Italia un inutile quanto dannoso ritorno a tempi passati. Il progetto di riforma voluto dal ministro Bianchi è oltremodo criticabile perché va nella direzione opposta rispetto all’attuale quadro del trasporto aereo in Italia e, più generalmente, in Europa e quelle che, nel concreto, appaiono essere le prospettive evolutive nel settore .E’, insomma, un progetto politico già sconfitto dalla Storia

Da oltre un decennio, infatti, la Comunità Economica Europea ha avviato un grande processo di liberalizzazione del trasporto aereo con benefici che sono dinnanzi agli occhi di tutti : accanto alle tradizionali compagnie di bandiera sono, in maniera dirompente, emersi sul mercato nuovi vettori (le c.d. compagnie low cost) determinando un significativo incremento del complessivo traffico aeroportuale europeo. L’Italia , da sempre indietro sul terreno delle liberalizzazioni, ha così “subito” i benefici della normativa comunitaria che però ancora non disciplina, imponendo anche qui condizioni di libero mercato, un sottosettore estremamente delicato del trasporto aereo : quello della gestione aeroportuale. In tale assenza di normativa comunitaria tenta di inserirsi il ministro Bianchi, con il tentativo di dare un ‘ulteriore boccata di ossigeno alla oramai decotta compagnia di bandiera “Alitalia”, reintroducendo il vecchio concetto di “pianificazione statale” al fine di ridurre, se non eliminare, le condizioni di libero mercato nel settore. In particolare il concetto di classificazione degli aeroporti, sotteso all’istituendo Piano Nazionale, che individua profili nazionali, regionali o locali per gli aeroporti italiani, mira ad articolare il trasporto aereo secondo il sistema “Hub & Spoke” ( un fulcro – base d’armamento e una diramazione a raggiera) proprio delle compagnie di bandiera e dei voli di linea, a discapito del sistema “Point to Point”, sistema che, collegando destinazioni anche secondarie e relativamente periferiche, ha favorito crescita e successo delle compagnie “low cost”. Con la pianificazione si cerca di imporre un principio inaccettabile per un’economia liberale: quello che sia il Ministro e non il Mercato a decidere il successo e lo sviluppo di un aeroporto. E ciò ha, ineluttabilmente, ricadute negative per alcuni territori: le compagnie low cost che avevano consentito lo sviluppo dei piccoli aeroporti (si pensi uno fra tutti all’esempio di Bergamo – Orio al Serio) e dei territori in cui questi sono insediati verranno , in conseguenza di tale disegno di legge, poste in condizioni di svantaggio competitivo e costrette ad abbandonare gli aeroporti italiani. E’ facile immaginare cosa ciò comporti in termini di mancato sviluppo economico e di decrescita dei livelli e delle prospettive occupazionali.

Sempre nella direzione della limitazione della libera competizione aziendale vanno alcune oscure formulazioni del disegno di legge governativo. Come bene ha evidenziato l’Istituto Bruno Leoni non è di chiara comprensione cosa il Ministero dei Trasporti intenda per “incentivazione alla creazione di sistemi aeroportuali coordinati al fine di garantire una più razionale ed efficace distribuzione dei flussi di traffico”. Gli aeroporti di Catania e Comiso faranno sistema realizzando economie di scala, di costo e di scopo. E questo avverrà nel reciproco interesse delle due società di gestione ma anche, ed ovviamente, del consumatore. Ma tutto questo avviene in una economia di mercato in cui la Sac di Catania ( l’Intersac, per essere precisi) si assume il rischio di impresa dell’acquisizione del 51% della Soaco di Comiso. Non può di certo avvenire in una logica di pianificazione e programmazione politica del business aeroportuale da parte del Governo nazionale.

Analogamente, ipotesi di “sostegno per gli investimenti finalizzati al potenziamento della organizzazione aeroportuale a supporto dei vettori con maggiore vocazione territoriale” sembrano celare il tentativo maldestro di realizzare l’ennesimo aiuto di Stato per Alitalia assicurandole vantaggi non concessi ai vettori privati. A chi conosce la materia sembra davvero difficile che tale norma, se effettivamente approvata, possa sopravvivere alle censure dell’authority europea sulla concorrenza ed è prefigurabile per l’Italia l’ennesima condanna, e non può non porsi l’interrogativo se sia davvero necessario per l’Italia avere una compagnia di bandiera con i conti perennemente in rosso. Ma vi è di più nel disegno di legge: addirittura la volontà di creare “un’autorità pubblica per la gestione degli slot “ dimenticando clamorosamente che tale gestione è assoggettata alle norme internazionali IATA ed affidata ad ASSOCLEARENCE. Il Ministro Bianchi vuole ergersi a Vigile Urbano del Traffico aereo non comprendendo che la più naturale razionalizzazione del traffico è creata spontaneamente dal mercato e dalle libere scelte dei consumatori. Sempre contro le low cost e sempre a favore di Alitalia sono, nel disegno di legge, i proposti principi di “valutazione delle possibilità di inserimento di contratti di settore per tutto il personale del trasporto aereo”; di “studio di forme di incentivazione all’accorpamento delle organizzazioni sindacali”; di “potenziamento delle azioni di controllo e di disincentivo nei confronti di vettori che applicano contratti esteri e fanno ricorso a forme diffuse di precariato”. Sono queste tutte norme ad aziendam contro tutte le compagnie che applicano contratti di lavoro anche flessibile, sul modello europeo, ed a favore di Alitalia che vede proprio nei costi del personale il suo fattore principale di criticità aziendale. La compagnia di bandiera nazionale, se proprio lo si deve, può essere salvata solo attraverso oculate ed efficaci scelte strategiche, un serio piano industriale che non prescinda da una drastica riduzione del personale assunto in esubero in tempi di vacche grasse (grasse perché “dopate” dalla politica), un ridimensionamento dello strapotere della sindacatocrazia, una coerente politica di riduzione dei costi e di tagli degli sprechi, una rimodulazione delle rotte , ma non , di certo, con il tentativo, perseguito da questo disegno di legge, di distruzione delle compagnie low cost e degli aeroporti periferici come quello di Comiso.
Pietro Ivan Maravigna
Amministratore Delegato So.A.Co. S.p.A.
Società di Gestione dell’Aeroporto di Comiso