La difesa. Le assenze legate a malattie e a leggi per l'assistenza, così come sostenuto da Scaroni, sono il 10%.
di Redazione
Gela – Tra assenteismi dei lavoratori e accuse mosse dalla classe politica gelese durante il consiglio comunale monotematico dell’altro ieri sera, la Raffineria di Gela si difende, ma nello stesso tempo chiede supporto politico alla classe dirigente locale affinché i contenziosi con la Regione si concludano positivamente. La gestione del dissalatore ed i lavori di ripristino della Diga Foranea sono i temi della querelle in atto che il colosso industriale gelese sta portando avanti contro la Regione in appositi tavoli tecnici affinché si trovino delle soluzioni che possano garantire occupazione e nuovi introiti nelle casse dell’Eni.
Una serrata arringa per un’azienda che domina lo scenario economico della città da cinquant’anni e che negli ultimi mesi ha fatto parlare di sé per l’occupazione ormai in declino che ha colpito particolarmente il suo indotto.
La raffineria di Gela conferma il trend di assenteismo denunciato dall’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni per i siti industriali presenti in Sicilia, tra questi anche il petrolchimico gelese. Tra leggi che consentono ai dipendenti di astenersi dal lavoro per accudire i parenti e malattie, anche a Gela l’assenteismo sfiora il 10%. Il sito industriale gelese lo scorso anno ha chiuso i bilanci con il segno rosso. Meno 300 milioni di euro per una grande industria che, prima del 2009, registrava incassi record garantendo non solo l’occupazione, ma anche la realizzazione di nuovi impianti industriali.
Fin dalla sua nascita il grande colosso del «cane a sei zampe» aveva come mission la chimica, i cambiamenti globali hanno indotto l’Eni ad optare per la raffinazione.
Ed a Gela, unico sito industriale in Italia, viene raffinato il greggio pesante. E non solo, è l’unico stabilimento che ancora utilizza il pet coke (carbone altamente nocivo per la salute) per alimentare la centrale elettrica che produce energia. Prodotto, questo, che viene utilizzato non solo per l’illuminazione del sito industriale, ma anche per la fornitura che i grandi distributori energetici garantiscono alle famiglie gelesi e non solo. Se nel lungo excursus aziendale, però, il bilancio è stato negativo solo lo scorso anno, fonti aziendali ricordano che devono ricevere la somma di 120 milioni di euro per la gestione del dissalatore (da qualche mese fermo) da parte della Regione.
Parte di questa somma è già stata inserita nella manovra correttiva dello scorso mese di marzo, ma è ben poco rispetto a quanto l’Eni deve ricevere. Capitolo a parte per la questione della Diga Foranea di proprietà regionale.
La Raffineria di Gela vorrebbe sistemare la mantellata, ma ha chiesto anche la gestione pluriennale della diga. La Regione ancora non risponde, mentre i lavori di sistemazione dell’unico sbocco a mare per lo stabilimento gelese non sono mai stati conclusi.
Sul futuro aziendale però non ci sarebbero dubbi.
L’Eni continua a investire in città. Il sei settembre la Raffineria di Gela presenterà il piano industriale di circa 500milioni di euro. Investimenti attinenti la salvaguardia dell’ambiente e la manutenzione degli impianti ormai vetusti con il passare degli anni. Nel nuovo piano industriale – secondo fondi dell’Eni – non sono previste somme per la realizzazione di nuovi impianti.
Invece proseguirà lo studio di ricerca per la coltivazione delle alghe marine per la produzione di biocarburante. Molte delle somme previste nel nuovo piano industriale che durerà quattro anni, però, riguardano alcuni lavori già in fase di esecuzione. Da mesi si assiste ad una emorragia occupazionale in particolare per gli operai delle società metalmeccaniche. Sono circa 600 gli operai dell’indotto, molti dei quali in questi mesi vivono con le somme che giungono dagli ammortizzatori sociali.
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