Cultura
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14/02/2010 20:32

L’assessore Centorrino: Ci vuole ottimismo, Sciascia, Tomasi e Camilleri portano sfiga

Il professore è iscritto al Pd

di Redazione

Palermo – “Le ideologie sono ormai superate. Destra e sinistra, tutti assieme, almeno per un anno prendiamoci una pausa. Non leggiamo più per un po’ Camilleri, Tomasi di Lampedusa o Sciascia perché sono una sorta di ‘sfiga’ nei confronti della Sicilia. Ci vuole ottimismo”.

L’ha detto a Siracusa, intervenendo agli Stati generali dell’autonomia, l’assessore regionale alla Formazione, Mario Centorrino, economista e professore dell’università di Messina, nonché iscritto al Pd.

Sul nuovo protagonismo del territorio, anche nelle dinamiche relative alle grandi vertenze del lavoro, Centorrino ha spiegato che “la questione del futuro dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, ad esempio, oggi la sta trattando il presidente Lombardo, nel senso di livello istituzionale territoriale. Pensate che grande differenza rispetto a dieci anni fa, quando una simile vicenda l’avrebbe trattata un ministro del governo nazionale. Ciò significa che si sta sostituendo una rappresentanza territoriale a una rappresentanza politica con la quale abbiamo perso contatti e che non ci dice più niente”.

“Non possiamo più colloquiare – ha aggiunto – perché la legge elettorale ha prodotto deputati che una volta eletti non mostrano attenzione verso il territorio del quale dovrebbero essere espressione”.

 

 

La replica di Camilleri

Il professore Mario Centorrino, economista e assessore regionale in Sicilia alla Formazione, ha dichiarato: «Non leggiamo più per un po’ Camilleri, Tomasi di Lampedusa o Sciascia perché sono una sorta di “sfiga” nei confronti della Sicilia. Ci vuole ottimismo». Mi permetto di intervenire essendo l’ultimo (in ogni senso) superstite dei tre chiamati in causa.

Per prima cosa, ringrazio il professore, anche da parte di Sciascia, so di poterlo fare, per non avere incluso nell’elenco degli ostracizzati il nome di Pirandello. Che evidentemente, ai suoi occhi, brilla di ottimismo. Ciò premesso, mi spiega Centorrino perché secondo lui saremmo una «sfiga» (ahi, professore, che parola poco accademica!) per la Sicilia? Dal punto di vista economico, che dovrebbe essere il suo, sa quale incremento al turismo hanno dato i libri di questi autori? Il professore non si riferisce a questo? No?
Forse allora allude al fatto che i tre autori danno della Sicilia una visione che non può propriamente definirsi ottimistica? A me pare che l’ideologia, da Centorrino tirata in ballo, qua non c’entri proprio niente. C’entrano le idee, le opinioni, i convincimenti che ogni autore ha liberamente maturato attraverso il confronto con la realtà. E questa realtà ha fatto quasi sempre pendere l’ago della bilancia non certamente verso un facile ottimismo. Non sono gli scrittori a portare «sfiga» alla Sicilia, professore. Ma tutti coloro che da sempre dicono di voler cambiare le cose perché le cose non cambino. Personalmente, devo dichiarare di non credere allo sciocco ottimismo a tutti i costi. E di credere invece nell’onestà dei propositi e nella silenziosa determinazione a realizzarli. E, per ultimo, vorrei suggerire al professore d’essere più cauto perché si comincia col chiedere di non leggere per un po’ certi libri e poi si finisce col mandarli al rogo.

                                Andrea Camilleri