Attualità
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18/02/2009 15:10

L’Ato porta i comuni dal Prefetto

di Redazione

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Ragusa – Tutti di nuovo attorno al tavolo. I rifiuti rischiano sempre più di diventare un’emergenza assoluta e non solo perché la discarica di Vittoria si avvicina a grandi passi verso l’esaurimento. C’è anche il fattore economico che pesa come un macigno sull’intero sistema. Escluso Ragusa, tutti gli altri comuni hanno un debito nei confronti dell’Ato che aumenta a dismisura. Siamo arrivati a qualcosa come 14 milioni di euro. Una cifra enorme. E senza questi soldi, il presidente dell’Ato Ambiente Ambiente Gianni Vindigni non può saldare le spettanze che la ditta Icom, che gestisce la discarica di Vittoria, avanza.
Vindigni si trova in una strada senza sbocchi: se non paga, i lavoratori della Icom incrociano le braccia; per pagare ha bisogno dell’intervento dei comuni morosi nei confronti dell’Ambito territoriale.
Proprio per cercare una soluzione, il presidente Vindigni si è rivolto al prefetto Carlo Fanara ed il rappresentante del governo ha convocato tutti i rappresentanti dei dodici comuni a Palazzo del Governo. Sono state due ore e mezza di riunione da cui, però, alla fine, non è uscito alcun risultato. Di soldi i comuni non ne hanno e quei pochi enti che hanno qualcosa in cassa non possono permettersi grandi anticipazioni. Il prefetto è stato chiaro: serve, comunque, un piano di rientro di questi debiti. Per farlo, però, ci sarà bisogno di un’altra riunione, il cui esito appare tutt’altro che scontato.
Il Comune di Ragusa, rappresentato dall’assessore all’Ambiente Giancarlo Migliorisi, si è subito chiamato fuori: «Noi – ci ha spiegato l’assessore – non abbiamo pendenze nei confronti dell’Ato. Proprio oggi fare un altro versamento di oltre 400 mila euro. Non ci interessa la questione del piano di rientro, anche se sappiamo che questi soldi che gireremo all’Ato serviranno per tacitare la Icom ancora per qualche giorno».
Un secco no è arrivato dal sindaco di Scicli Giovanni Venticinque. «Noi – chiarisce – non abbiamo alcun rapporto con la Icom. Conferiamo i nostri rifiuti a Ragusa, la cui discarica è gestita da un’altra società. Alla Icom, per il passato, quando era aperta la discarica di Scicli, dobbiamo ancora 400 mila euro che non abbiamo, perché Modica, Ispica e Pozzallo non hanno ancora onorato il debito nei confronti del nostro comune. Per questo continuerò ad oppormi a questo piano di pagamento. A questo – aggiunge – si portino le rivendicazioni a Palermo e si faccia scoppiare il caso. Questa degli Ato e dei debiti è una polveriera in tutta la Sicilia».
Venticinque, poi, punta l’indice contro l’Ato ragusano: «C’è superficialità nella gestione e queste sono le conseguenze». Ancora più drastico Giancarlo Migliorisi: «Questa situazione – afferma – dimostra perché noi come comune di Ragusa vogliamo continuare a stare da soli. Possiamo sembrare arroganti, ma lo facciamo a tutela dei ragusani. Così, sta sta facendo saltare per aria un intero settore».
Il prefetto Fanara si trova davanti una situazione al limite dell’esplosivo. Se la discarica di Vittoria viene bloccata, come accaduto qualche mese fa, sono ben sei i comuni della provincia che si ritroverebbero con i rifiuti per strada, con tutti i rischi del caso. Il rappresentante del governo proverà ancora a mediare le singole posizioni, ma è del tutto evidente che ci sono comuni che non hanno alcuna possibilità di onorare gli impegni. Ed il caso di Modica è quello più emblematico e più facile da fare (dovrebbe dare oltre cinque milioni all’Ato). Ma anche Scicli ha i suoi problemi di cassa («A stento – ammette il sindaco Venticinque – riusciamo a pagare gli stipedenti»), così come difficoltà incontra il comune di Comiso. Venir fuori da questa situazione è sempre più difficile.
Nella riunione di ieri mattina, solo i comuni di Acate e Santa Croce hanno manifestato la disponibilità a versare qualcosa, ma rispetto ai 14 milioni complessivi si tratterebbe di briciole. E tali resterebbero anche se i due comuni verserebbero l’intero ammontare del loro debito: 412 mila euro per Acate e 492 per Santa Croce. Il collasso sembra più dietro l’angolo.
Antonio Ingallina
Gazzettadelsud