di Avis Scicli
Scicli – Ottanta anni fa a Milano nasceva l’Avis con il preciso scopo di dare risposte agli ammalati e certezze ai presidii ospedalieri garantendo il sangue da donatori che accettavano i principi dell’Avis per una donazione anonima, volontaria, gratuita e soprattutto controllata; con lo stesso spirito oltre 25 anni fà nasceva l’Avis di Scicli.
Da sempre le associazioni del dono del sangue nel periodo estivo affrontano una emergenza diventata ormai cronica e in alcune realtà drammatica.
Da alcuni anni il Centro Nazionale Sangue del Ministero della Sanità è riuscito a mantenere in equilibrio un sistema che vede le regioni più virtuose ( Veneto, Emilia, Toscana, Lombardia ) con maggior numero di donatori e quindi donazioni con quelle con minor numero di donazioni ( Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania ) compensando eccedenze e mancanze in uno spirito di solidarietà che è insito nel donatore di sangue.
Purtroppo quest’anno il seppur precario meccanismo di compensazione è saltato. Le regioni da sempre più virtuose, quest’anno gia da aprile hanno comunicato che per l’anno in corso non avranno eccedenze di sangue per le regioni con più difficoltà nella raccolta e che quindi le regioni meridionali dovranno fare da sole.
Le cause: l’invecchiamento della popolazione, parametri sempre più restrittivi nella selezione dei donatori, lo sviluppo della medicina di eccellenza e dei trapianti e, quest’anno il terremoto in Abruzzo che, pur non determinando “emergenza” ha contribuito a ridurre notevolmente le scorte di sangue in Italia.
In estate tutte queste difficoltà si esasperano e aggiunte alla difficoltà a reperire i donatori fanno si che il tutto diventi “emergenza sangue estiva”.
In tutti gli ospedali, ogni intervento, dal più semplice al più complesso deve essere programmato in rapporto alle scorte di sangue in possesso del presidio ospedaliero; molto spesso viene chiesto il sangue ad amici e parenti del paziente oppure viene rimandato l’intervento con grave danno per l’organizzazione sanitaria ospedaliera.
Tutto questo da tempo in provincia di Ragusa è solo un brutto ricordo.
La popolazione iblea dalla fine degli anni settanta rappresenta una piacevole anomalia nella complicata realtà meridionale, da sempre siamo autosufficienti e compensiamo con le nostre eccedenze le difficoltà delle altre province siciliane.
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