Cronaca
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12/08/2026 19:28

Lavitola ammette: «Io il mandante dell’attentato a Ranucci. L’ho fatto per il suo bene, volevo far alzare i livelli di scorta. Lui sapeva? No comment»

L'avvocato difensore di Lavitola aggiunge un «no comment» sull'eventuale consapevolezza del conduttore di Report.

di Redazione

Roma – «Sono stato io ad organizzare l’attentato. L’ho fatto per il bene di Ranucci. Correva dei pericoli. Di cui lui non era a conoscenza. La scorta in questo modo è stata rafforzata». È il cuore delle dichiarazioni rese da Valter Lavitola – difeso dall’avvocato Sergio Cola – nelle cinque ore di interrogatorio di garanzia davanti al gip.

In carcere a Rebibbia

Valter Lavitola è detenuto nel carcere di Rebibbia da due giorni e contrariamente a quanto avvenuto ai primi di luglio quando aveva preferito avvalersi della facoltà di non rispondere oggi ha scelto di ammettere i fatti che gli sono stati contestati dal pm Edoardo De Santis. Il nome di Lavitola era emerso da intercettazioni telefoniche predisposte dopo che le indagini del collega di De Santis, il magistrato Carlo Villani, avevano portato a indagare i quattro pregiudicati avellinesi per strage aggravata dal metodo mafioso.

L’avvocato difensore di Lavitola aggiunge un «no comment» sull’eventuale consapevolezza del conduttore di Report.

Il legale di Ranucci: «La confessione lascia sgomenti»

Non usa mezzi termini l’avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci: «La confessione di cui apprendiamo lascia sgomenti e conferma il delirante teatro della follia, se il movente reale fosse effettivamente quello riportato. Anche perché Sigfrido Ranucci ha la scorta ininterrotta dal 2021 confermata negli anni per la gravità delle minacce di morte ricevute e rigorosamente valutate dal Ministero dell’Interno». Così come, prosegue il legale, «la popolarità del conduttore di Report era già da molto tempo elevatissima sia in Italia che all’estero, prova ne è la persistenza della tensione mediatica su quanto sta avvenendo. Quindi – aggiunge – se il movente è quello, si colloca tra l’inutile e il rassicurante, di certo lontano da ipotesi ben più gravi e gravose. Ovviamente un conto è la confessione altro la valutazione della sua credibilità».