Il frammento è considerato come l’esito della rottura, come ciò che resta di un tutto precedente
di Lettera firmata
Scicli – La progettazione urbanistica, dopo gli anni Sessanta – in molti paesi – è diventata continua formulazione priva d’immaginazione di nuovi testi normativi. Continua ridefinizione procedurale e applicazione pedissequa e banale di norme spesso staccate dalle concrete pratiche compositive di modifica della città e del territorio.
Le risposte ai caratteri e ai problemi della città contemporanea, sono state sinora molto variegate. Una prima posizione è quella di chi pensa alla città contemporanea come a forme di degrado della città moderna: rifiuto dell’eterogeneità, dell’accostamento paratattico, del frammento. Il frammento è considerato come l’esito della rottura, come ciò che resta di un tutto precedente. Esso invita al restauro, alla ricomposizione, a cucire a legare. Mossa che divide il tempo storico in due: un passato da conservare e lo sguardo offeso rivolto al mondo contemporaneo. Perché la vera tradizione non è testimonianza di un passato ormai concluso, ma forza viva che anima e informa di sé il presente.
Molti progetti contemporanei di edilizia intensiva, cercano di fare recuperare alla città un contegno senza qualità morfologiche ed evidenti carenze architettoniche. Contegno è fatto di convenzioni e di autolimitazioni: l’opposto di una mossa ingombrante espressionista.


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