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18/03/2026 13:25

Le competenze più richieste in Italia adesso (e come valorizzarle nel CV)

Dove si concentra la domanda.

di Redazione

Nel 2025 l’occupazione in Italia ha raggiunto numeri record. Il tasso registrato ad ottobre 2025 è al 62,7%, un livello che il nostro Paese non aveva mai toccato. Eppure quasi un datore di lavoro su due dichiara di non riuscire a trovare il profilo cercato. Il problema, nella maggior parte dei casi, non è la mancanza di candidati: è un mismatch tra le competenze che le aziende cercano e quelle che i candidati sanno comunicare — o effettivamente hanno sviluppato.

Dove si concentra la domanda

Secondo le previsioni del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, tra il 2024 e il 2028 il mercato italiano avrà bisogno di 3,4-3,9 milioni di nuovi lavoratori. Di questi, 920.000 serviranno per gestire e implementare tecnologie come intelligenza artificialecybersecuritycloud computing e big data. Una cifra che il sistema formativo nazionale non è attrezzato a soddisfare: gli ITS Academy e le università insieme non producono abbastanza profili qualificati in questi ambiti.

L’Osservatorio del Mercato del Lavoro di INTOO, che ha analizzato la prima metà del 2025, registra un dato preciso: le competenze in ambito AI sono ricercate tre volte tanto rispetto a qualsiasi altra skill tecnica. A seguire troviamo l’analisi dei dati e l’uso degli strumenti CRM — con una stima di 93.000 professionisti richiesti nel solo triennio in corso. Il 2025 ha confermato la tendenza: le opportunità lavorative nei ruoli tecnici e specialistici sono cresciute tra il 9 e il 15% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Tre aree in particolare concentrano la domanda. Prima, la sicurezza informatica, con una richiesta specifica per l’OT Security — la protezione di sistemi industriali e infrastrutture critiche, un segmento dove i profili disponibili si contano sulle dita di una mano. Seconda, il digital marketing e la gestione dei contenuti: Unioncamere stima che entro il 2026 saranno necessarie oltre 3 milioni di nuove assunzioni con competenze digitali di livello medio-avanzato, non solo nei ruoli tecnici ma anche in comunicazione, vendite, HR e operazioni. Terza, la transizione green: 2,4 milioni di lavoratori serviranno nei settori delle costruzioni sostenibili, dell’efficienza energetica e dell’innovazione industriale — una domanda che oggi supera largamente l’offerta formativa disponibile.

Un dato trasversale a tutti i settori: nel 2025 le aziende italiane hanno iniziato a richiedere con più frequenza lingue non tradizionali — russo, arabo, cinese, portoghese — accanto all’inglese. Chi lavora in contesti internazionali o punta a mercati esteri ha un vantaggio concreto se riesce a documentare questa competenza in modo verificabile.

Come tradurre tutto questo in un CV che funziona

Sapere una cosa e saperla comunicare sono due operazioni distinte. Il mismatch che i recruiter segnalano non riguarda solo chi non ha le competenze richieste: riguarda anche chi le ha ma non le rende leggibili.

Il primo punto è strutturale. Un CV che passa il filtro degli ATS — i software di screening automatico usati dalla maggior parte delle aziende sopra i 50 dipendenti — ha bisogno di una formattazione pulita, senza tabelle elaborate, colonne multiple o font non standard. Chi aggiorna il proprio profilo adesso può usare strumenti per creare il curriculum vitae con template già ottimizzati per questi sistemi, così da evitare che una candidatura venga scartata prima ancora che un occhio umano la veda.

Il secondo punto è la specificità. Per ogni competenza dichiarata, aggiungere un dato concreto cambia il peso della candidatura in modo misurabile. Non “conosco Power BI” ma “ho costruito una dashboard di monitoraggio vendite aggiornata in tempo reale per un team di 12 persone”. Non “ho esperienza in gestione progetti” ma “ho coordinato il lancio di tre prodotti in dodici mesi, rispettando budget e scadenze in tutti e tre i casi”.

Le certificazioni riconosciute — Google Data Analytics, Microsoft Azure AI Fundamentals, HubSpot Content Marketing, CompTIA Security+ — servono esattamente a questo: trasformare una competenza autodiclarata in qualcosa di verificabile in trenta secondi.

Le competenze trasversali che pesano quanto quelle tecniche

L’Osservatorio INTOO 2025 segnala esplicitamente che il mismatch riguarda le competenze trasversali quanto quelle tecniche. Le aziende cercano persone capaci di lavorare in autonomia su compiti non strutturati, di comunicare per iscritto in modo chiaro e sintetico, e di gestire il lavoro asincrono su team distribuiti — una modalità che in molti settori è diventata la norma, non l’eccezione.

La comunicazione scritta professionale resta la competenza più sottovalutata nei percorsi formativi italiani e una delle più discriminanti nella selezione: un’email ambigua o una presentazione mal organizzata comunicano qualcosa sul candidato indipendentemente dal suo CV. Si tratta di un’abilità che si può misurare e migliorare con pratiche specifiche, non richiede certificazioni formali, e — proprio per questo — è rara trovare chi la abbia sviluppata in modo consapevole.

Chi sta lavorando al proprio profilo professionale in questo periodo ha un contesto favorevole: la domanda di competenze qualificate supera l’offerta in quasi tutti i settori in crescita. Il problema è posizionarsi in modo che chi seleziona possa vederlo subito.