Negli ultimi due anni il traffico merci è sceso quasi del 19 per cento
di C. Castaldo Gzz Sud

Pozzallo – Nel 2009 sono arrivate al porto meno navi commerciali rispetto all’anno precedente. Un trend negativo che contrasta con le promesse di rilancio dello scalo marittimo e che allarma gli operatori portuali. È un momento delicato che vede ingenti interessi spostarsi nell’area del Mediterraneo per conquistare posizioni dominanti, in un mercato sempre fiorente.
Turchia, Spagna e Grecia, fra i diretti concorrenti dei porti italiani, hanno già adeguato le loro strutture per creare degli hub portuali, scali dove possono attraccare navi container sopra i 7.500 teu (la misura utilizzata per determinare la capienza di una nave in termini di numero di container). Le principali compagnie marittime che operano nella movimentazione delle merci investono capitali in porti in grado di accogliere le grandi navi che richiedono fondali adeguati, almeno 16 metri, e consentono economie di scala per ridurre i costi. Ma Pozzallo, attualmente, non ha fondali in grado di ospitare navi con grosse quantità di merci (sono profondi da sette a undici metri, in attesa, altra iattura, del dragaggio, causa insabbiamento delle zone attigue alla rada).
Il porto, nel 2009, ha visto solo segni meno nella movimentazione delle merci. A fine 2007, il dato era assai incoraggiante: 1.514.755 tonnellate di merci (fra imbarco e sbarco); a fine 2009, il trend è negativo: 1.235.201 tonnellate. In due anni, meno 18.80 per cento di merci movimentate e un’impresa portuale che ha chiuso i battenti.
Dati, comunque, che alla Capitaneria di porto non drammatizzano più di tanto, in quanto una delle cinque banchine del porto grande è stata occupata, per l’intero anno, dalla «Fortuna II», la nave posta sotto sequestro, e che, contestualmente, ha ridotto il volume di merci sbarcate nello scalo marittimo. Inoltre, lo stop del campo «Vega», dove si estrae greggio per conto di «Eni Group Spa», per i ben noti fatti della «Vega Oil», ha fatto registrare il segno meno (si calcola intorno al 10 per cento) per quel che riguarda il trasporto di greggio a terra.
Il cemento è la voce che merita maggiore attenzione: 512.658 tonnellate (fra imbarco e sbarco), ma anche qui il dato è indubbiamente preoccupante: nel 2007, le tonnellate, erano 726.210. Più di 200 mila tonnellate, fatte partire da scali diversi, come Augusta o Gioia Tauro, in Calabria. A seguire, fertilizzante, grano, soia, carbone, granito, marmo ed orzo presentano tutti un segno meno.
Unica nota positiva, il traffico di container che ha fatto registrare un segno positivo: più 23.84 per cento (pari a 51.008 tonnellate di container, fra imbarco e sbarco). Dato curioso: sono arrivate più navi dal Belize (41, nel 2009) che altre battenti bandiera italiana, 22 in tutto. Il paese straniero dove vengono smistate più merci è Malta: nel 2009 sono partite, per l’isola dei Cavalieri 528 navi.
«La crisi del traffico commerciale – concordano gli operatori portuali – è dinanzi agli occhi di tutti, ma proprio per questo motivo si deve, a tutti i livelli, centuplicare gli sforzi per risolverla, costruendo l’immagine di un porto e di una città che sanno ben smistare le merci e farle ripartire verso le destinazioni prefissate».
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