di Redazione
Sono vedove le giovani donne del nuovo millennio. Vedove perché sono sempre stressate, vedove perché sono più vitali e non hanno più tempo per nulla, vedove perché non hanno marito o perché l’hanno cacciato. Ma a 40 anni un marito serve sempre. Dopo i 40 anni, avere un marito a casa, è cosa assai preziosa. E chi non ce l’ha lo cerca. Principi azzurri in cerca d’autore state in guardia. Signori mariti e compagni di vedove non più allegre, siete tornati di moda. – Socrathe –
Un articolo di Terry Marocco.
Dopo i 40 anni le donne vogliono sicurezza: dunque, mai separarsi dal coniuge. E se si è giovani, meglio trovarsene uno in fretta: da addomesticare come insegna un libro americano.
Mai come oggi i mariti e i compagni sono tornati in auge, bene rifugio più prezioso del mattone, investimento cui solo una sventata potrebbe rinunciare. Solo fino a qualche anno fa alla domanda «a cosa servono i mariti?» alcune rispondevano alzando gli occhi al cielo: «A portare a casa la confezione da sei dell’acqua». Oggi un marito è oggetto prezioso da tenere e conservare. Guai a mollarlo o vi troverete a incarnare quello che il sociologo Mauro Pecchenino, cattedra allo Iulm e fondatore dell’Osservatorio sulla famiglia e la persona, definisce «l’ultimo tabù italiano: la donna sola, peggio se con figli. Colei da cui ogni uomo desidera fuggire».
Così le donne si sono fatte furbe: «Solo l’8 per cento dopo i 40 anni abbandona il marito e più della metà delle nostre intervistate confessa di volere una cosa sola: la sicurezza» afferma Pecchenino. A costo di passare sopra la pancia, l’alito pesante e la calvizie.
«Una volta trovato il marito si tiene, al limite si cambia, ma intanto si conserva il segnaposto» sostiene Silvia Ronchey, bizantinista.«A 27 come a 37 anni un compagno è indispensabile. Uno spiritoso, che ci tenga compagnia, un bastone per la vecchiaia, insomma quello che per le nostre nonne era una dama di compagnia. Uno chaperon è un must. Certo la scelta più giusta sarebbe il marito gy, che adora fare shopping, e ama le donne. In Gran Bretagna funziona a meraviglia, ma da noi ci sono ancora pregiudizi».
Una cosa è certa: le donne non cercano più Quello Giusto, il principe azzurro, piuttosto quello abbastanza giusto, «The Right Enough». «Bisogna sapersi accontentare» ironizza Erica Jong, la profetessa del femminismo americano, autrice del celebre Paura di volare. «Se volete un uomo ricco, intelligente, che sa ballare il tango e lo fa sei volte a notte, sappiate che non esiste». Anche Ronchey è d’accordo: «Se non volete rimanere sole, se volete scongiurare la sindrome Sarkozy, l’abbandono per la giovane e bella, scegliete un compagno che vi è inferiore, in qualcosa almeno. Seguite l’esempio di Hillary e tenetevi Bill».
Niente Mr Big di Sex and the city, ma piuttosto Tom il marito scemotto di Linette, la più in gamba delle Desperate housewives, quella che con quattro figli riesce a fare la manager e a far funzionare la pizzeria (del suddetto scemotto). E poi i mariti si educano, come spiega Amy Sutherland, giornalista americana che ha passato un anno in una scuola per addestratori di animali esotici.
Nel suo libro appena uscito, What Shamu taught me about life, love and marriage, spiega come i nostri compagni possano essere trattati alla stregua di balenotteri. Un successo strepitoso e un film in arrivo, con massime da imparare a memoria: «Ignorate i suoi comportamenti negativi, se mentre lavate i piatti cerca ossessivamente le chiavi di casa, non ditegli “amore salteranno fuori presto”, non offrite aiuto, ma continuate implacabili a concentrarvi sulle stoviglie» scrive Sutherland. Ma se tira su un calzino sporco dal pavimento senza che voi glielo abbiate chiesto in ginocchio, oppure riesce a farsi la doccia senza che il bagno diventi un lago, è la volta di gratificarlo con lunghi complimenti (o gettandogli un pezzo di pesce, dal momento che di balenottero e non di uomo si tratta).
Sembra una strada dura e per niente romantica, ma è sempre meglio fare l’addestratrice di mariti che trovarsi a 35 anni vestita «all black» con la sigaretta accesa e in pancia solo uno yogurt magro fuori dal bar Radetzky a Milano all’ora dell’aperitivo con le solite tre amiche single.
Le più giovani questo l’hanno capito in fretta e infatti appena possono si sposano. Come Clementina Montezemolo, 27 anni, figlia di Luca Cordero, che il 10 maggio si unirà a Flavio Misciatelli. E lo fanno ostentando una serietà pari solo a quella delle nostre nonne.
«Il matrimonio è una scelta consapevole, il punto d’arrivo e di partenza di una storia. Oggi non è più necessario ed è per questo veramente voluto»: non ha dubbi Federica Gonzato, 24 anni, che tra poco sposerà Ubertino Landi di Chiavenna.
«C’è un ritorno all’ordine, è come se la mia generazione volesse dimenticare gli anni Settanta. Noi figli di divorziati e risposati prendiamo il matrimonio molto seriamente» spiega Caterina Bonvicini, 33 anni, scrittrice (è appena uscito per la Garzanti il suo L’equilibrio degli squali) che convive e presto si sposerà. «Perché ci credo e per precisione, per dare il giusto nome a un rapporto di convivenza, che di fatto è un matrimonio».
Incalza Pecchenino: «Dai 25 ai 35 anni ci si sposa sempre di più. Negli ultimi dieci anni i matrimoni sono calati solo dell’8 per cento. Anche se il 62 per cento non arriva al terzo anno, molti lo affrontano come un master, un’esperienza da mettere in curriculum».
Paola Maugeri, conduttrice televisiva, da Mtv a Scalo 76 su Raidue, davanti alle gioie della maternità (Timo, sette mesi, che allatta anche durante l’intervista) e a due anni di felice convivenza («Amo stirargli le camicie») non ha dubbi: «Un marito serve a tutto. Non c’è carriera per cui rinuncerei al matrimonio. Le donne pensano di poter fare da sole, di essere indipendenti, ma io credo che sia molto sbagliato. In due è meglio».
E la soluzione per trovare l’anima gemella è solo una «molto borghese e conservatrice» secondo Jong, che dall’alto dei suoi quattro mariti vaticina: «Bisogna tornare ai matrimoni combinati, quelli che hanno dominato i secoli, quando i genitori sceglievano qualcuno della tua stessa levatura sociale, con gli stessi gusti, le stesse scuole, le stesse lezioni di pianoforte. Se non lo ami? Con il tempo imparerai a farlo».
© Riproduzione riservata