di Redazione
Il problema è politico, gli assessorati non c’entrano. Il commissario provinciale di Forza Italia Innocenzo Leontini ha fatto trascorrere due giorni, poi ha deciso di dire la sua sul documento firmato da Riccardo Minardo e da un gruppo di suoi fedelissimi, tra cui rappresentanti istituzionali. Ed a riprova che si tratti esclusivamente di una questione politica, Leontini annuncia che già mercoledì a Roma ci sarà una riunione ad alto livello, presente il coordinatore regionale Angelino Alfano, per venire a capo della delicata questione. Al vertice romano, ovviamente, saranno presenti sia Leontini, sia Riccardo Minardo. E quella sarà la sede per chiarire, una volta per tutte, le ragioni che hanno spinto Minardo sull’orlo di dire addio a Forza Italia.
Proprio di questo, però, non è molto convinto Innocenzo Leontini, al di là delle dichiarazioni dello stesso Minardo e del leader massimo dell’Mpa Raffaele Lombardo. «La posizione espressa nel documento – è la riflessione del commissario di Forza Italia – è quella di chi, piuttosto che accelerare la fuoriuscita, ha voluto confermare i motivi della permanenza». E’ per questo che il deputato regionale annuncia il proprio impegno affinché venga scongiurata l’ipotesi di un’uscita di Riccardo Minardo dal partito: «Sarebbe una grave perdita», è la chiosa del commissario.
E allora cosa fare? Qual è il nocciolo della questione? Leontini è certo di una cosa: «Non sono i due assessorati il nocciolo della questione. Perché – aggiunge – per la Provincia può anche accampare la richiesta di un posto in giunta, ma per il Comune capoluogo non ci sono i presupposti». Eliminati gli assessorati, restano le ragioni politiche, quelle che hanno fatto sentire Minardo un pesce fuor d’acqua nel proprio partito. Oltre al chiarimento romano, Leontini indica un’altra strada: il congresso provinciale. Ed una ragione c’è. E’ in quella sede, infatti, che si fissa la linea politica e si decide quella comportamentale. Il deputato regionale, ribadendo la propria intenzione a presentare la propria candidatura per il coordinamento provinciale, ritiene che sia necessario procedere al «ripristino di criteri e regole da mettere alla base del comportamento. Far corrispondere le responsabilità alla singola forza di ognuno, alla storia e quant’altro». In pratica, gli stessi principi, fa capire, che sono stati alla base della prima esperienza di Leontini quale coordinatore provinciale.
Ed eccoci quindi al congresso. «Lì – ha spiegato il commissario forzista – Minardo deve porre la situazione. E’ in quell’occasione che si dovrà svolgere il dibattito all’interno del partito per ripristinare regole e posizioni corrette. Per questa ragione chiederò a Minardo di riempire il congresso con la propria posizione, portando la sua proposta. A sua volta, il partito dovrà interrogarsi su come rendere i comportamenti più omogenei all’interno della coalizione».
Quindi l’invito diretto al deputato nazionale: «Lo invito a rendersi disponibile a dibattito e a non ancorarsi alle sue richieste. Credo che si tratti di condizioni sostituibili. Piuttosto ritengo che il sottoscrittore del documento non abbia le dovute garanzie. Tocca al congresso sciogliere questi nodi».
Ma il congresso non dovrà essere solo l’occasione per riportare le regole comportamentali di qualche tempo fa. Si dovrà parlare anche di linea politica, visto il dibattito che si è aperto in questi giorni in tutta la Sicilia sulle scelte che dovrà compiere Forza Italia. Leontini ritiene che spetta al partito di maggioranza rivendicare il ruolo primario nella coalizione. Ciò significa, che, «al termine del quinquennio di Cuffaro, dovrà essere Forza Italia ad esprimere il vertice regionale». Ma non solo: «Si dovrà fare chiarezza – è l’opinione di Leontini – all’interno della coalizione. Non è possibile che si vada col centrodestra o col centrosinistra in base a chi ci piace di più. Anche qui ci vogliono regole precise».
Il riferimento, neppure velato, è all’Mpa, che ha scelto di avere le mani libere e fare accordi con chi ritiene opportuno. A Leontini questa soluzione non piace: «Non ci si venga a dire che questo è il Dna del partito. Non è possibile. Bisogna essere conseguenti: se a Palermo si sta con il centrodestra, nel resto della Sicilia non si può stare ora con l’uno ora con l’altro».
Ma questi sono problemi che verranno in seguito. Intanto, il nodo più grosso da risolvere è rappresentato dal caso-Minardo. E mercoledì a Roma sarà fissato il traguardo di una tappa importante di questa v
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