di Redazione
Scicli – Sono nata negli anni 60 da madre certa chiamata trazzera e da padre anonimo, credo che mio papa’ non si e’ mai trovato perche’ la mia mamma ha avuto diversi rapporti con vari geometri,dopo tante peripezie alla fine c’e’ l’ho fatta e grazie a Dio sono qua.Ne ho viste e ne ho passate, prima per darmi il nome, tutti i miei amici e parenti volevano che mi chiamassi con il loro cognome, poi alla fine un certo signore di cultura me lo ha dato e sono fiera di portalo.Fin dai primi vagiti mi sono accorta che sarei stata calpestata da tante persone e cose, e supinamente ho accettato,non mi sono mai ribellata anche se a volte le mie cose interne si rivoltavano, ma per il bene dei miei concittadini ho accettato.
Nel proseguo degli anni ho avuto dei malori, degli acciacchi ed il mio tutore di turno(sindaco)mi ha affidato alle cure di uno staff tecnico(?), al fine di trovare una terapia che mi rendesse inattaccabile.
Hanno esaminato, alla fine l’infausta diagnosi: la dobbiamo aprire diverse volte perche’ il male che l’afflige e’ molto sparso nel corpo e se non interveniamo c’e’ il rischio delle metastasi.Dopo vari consulti con spese esosi per gli specialisti, hanno fatto un piano ben determinato: visto che i suoi concittadini hanno troppo sangue nelle vene, per prima bisogna dissanguarli,e come iniziamo?
Tassiamo tutte le abitazioni circostanti come villette(anche i ruderi) e cosi’ impareranno.
Nel frattempo inizia il primo intervento molto tribolato, mi aprono e a 2 metri di profondita’ mi fanno entrare dei cavi che devono portare la luce in tutta la borgata, resto aperta per diverso tempo
ed alla fine vengo richiusa con dei punti di sutura che giorno dopo giorno si sono riaperti in modo continuativo.Dopo alcuni anni ho avuto bisogno di un altro intervento, ma stavolta nel lato opposto, mi hanno aperto mi hanno tirato fuori gli interiora mi hanno messo dentro alcuni fili e qualche cosa di moderno che sentivo chiamare fibre ottiche, ma quello e’ stato un intervento da niente e’ durato poco, dopo mi anno richiuso e qualche punto di sutura l’hanno saltato in quanto dicevano loro che sarei dovuta essere riaperta quindi mi hanno evitato ulteriori dolori(allora con l’enestesia non c’era tanta pratica).Circa 20 anni orsono all’improvviso sono stata riaperta ma solo in determinate zone, hanno fatto un lavoro in profondita’ e mi hanno messo dentro dei tubi grossi dicendomi che dovevo alleviare i dolori di pancia dei miei concittadini ed io sempre disponibile ho accettato, mi hanno richiuso e come al solito i punti sono stati scadenti e ogni tanto(di continuo) appena mi fruscia qualche “armalazzo grosso” mi apro, interviene il pronto soccorso mi buttano la tintura e basta.Quindici anni fa mi hanno fatto l’intervento di potabilita’, mi hammo messo dentro dei tubetti che sono talmente friabili che giornalmente e’ come se mi facessi la pipi’ in continuazione, quando bevo troppo ne faccio di piu’, allora viene un gruppo di persone che mi mettono un pannolone, ma si sa che quando ne faccio troppa il pannolone si inzuppa subito e bisogna ricambiarmi, se invece mi facessero il trapianto in poco tempo guarirei, mi hanno detto che mi metteranno in lista d’attesa, ma in Italia si sa le liste d’attesa sono lunghe.Dal mese di settembre sono assistita quotidianamente da una eqipe di tre persone, un portantino, un autista e un infermiere non professionale, ogni tanto viene un caposala,mi da uno sguardo mi scatta delle foto ma i miei malori sono sempre presenti anzi aumentano, ho sentito nel corridoio che mi hanno aperto per vedere cosa fare e stanno guardando e vanno a tentoni al fine di trovare la soluzione, mi aprono e mi chiudono, mi aprono a mi chiudono, ed io mi domando ma quanto costo alla collettivita’? da circa dieci giorni sono stata abbandonata da tutti, non ho piu’ chi mi assiste, la mia pipi’ e’ aumentata in gran quantita’ e nessuno mi cambia, nostro Signore mi manda addosso acqua e io non riesco a filtrarla(mi ci vuole il trapianto di reni) sono tutta fradicia ed inzuppata e i miei concittadini mi corrono sopra non curanti di come soffro,ogni tanto mi incazzo e quando passa un’auto a velocita’ sostenuta, prendo la mia pipi’ e la spruzzo su qualche pedone, ma lui non si incazza perche’ e’ abituato a sopportare come me.
Non so fino a quando potro’ sopportare tutto quello che mi succede, perche’ voi sapete che ad ogni cosa c’e’ un limite e per me il limite ormai e’ prossimo; dimenticavo io mi chiamo VIA TOLSTOY:
auguri a tutti.
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