Lettere in redazione
|
05/08/2009 13:59

Lettera di Un Uomo Libero a Franco Causarano

di Un Uomo Libero

Madrid- Ho letto con molto interesse l’intervista a Franco Causarano e devo dire che non sono d’accordo su niente in questo pezzo. Non sono d’accordo sulle domande retoriche, scontate, strumentali; non sono d’accordo sulle risposte stantie, vaghe, spesso insincere.
Caro Franco non puoi nasconderti dietro il dito e parlare come un navigato cronista della realtà cittadina. Il tuo foglio nacque come un giornalino parrocchiale, se la memoria non m’inganna (ai tempi di Paolo Amato, parroco della parrocchia del Carmine), e si trasformò in un dilettante giornaletto cittadino dopo che la Curia vescovile ritirò il suo appoggio alla pastorale di quel sacerdote e la fiducia al gruppo che lo sosteneva. Dilettantismo che tu stesso confessi anche in tempi moderni. L’età dice pochissimo se i frutti sono quelli che sono. Non mi pare che ce ne siano tanti e copiosi. Prova ne è che la città non si è voluta accontentare della tua unica voce e ha fatto prosperare altre esperienze come la tua. Grazie a Dio! In effetti, la parzialità con la quale spesso hai informato e hai gestito gli spazi nel tuo giornale è conosciuta. Con questo non voglio offenderti. Un direttore di giornale deve portare avanti una sua linea, un suo pensiero, una personale e unica visione delle realtà che descrive. Non puoi però mentire sapendo di mentire. Parli male di questa Giunta. Sono d’accordo anch’io su alcuni punti. Ma non venirmi a dire che in passato tutto era oro quello che luccicava. Tu stesso hai definito Basole di Luce un nome stupido e qui concordo con te. Mi sarei aspettato qualcosa di più impegnativo per un festival che voleva coniugare manifestazione artistica con vocazione interculturale dell’isola e più in concreto del nostro mare, aperto a razze diverse e a popoli vicini. Il festival (che parola grossa e abusata!) Basole di luce è stato solo basole, vero mattone che non ha promosso la nostra città, che ha solo creato attese per poi deluderle, che è servito, in un dato momento storico, a distogliere l’attenzione del popolo da un’attenta osservazione dell’operato di quelle giunte che lo tennero a battesimo e a balia. Operato inesistente, paralizzato, incomprensibilmente assente.
Non c’era bisogno che Piero Guccione ti raccomandasse la serietà e l’imparzialità dell’informazione. Un giornalista tutto questo avrebbe dovuto saperlo già e metterlo in opera. Ma si sa. Al Brancati molti hanno tempo da perdere e spesso si smarriscono in fantasie ed elucubrazioni che nulla hanno a che fare con i veri, seri, importanti problemi che attanagliano da anni la nostra città e la nostra società civile. A che cosa serve quel circolo? A nulla. Scollegato dal pensiero cittadino, sconosciuto ai nostri giovani migliori, vivacchia nel ricordo d’imprese antiche e gloriose senza peraltro riuscire a liberarsi della propria ipocondria e della superbia culturale di una piccola e mediocre élite. Senza peraltro farsi voce e interprete delle ansie, dei timori, della sete di conoscenza dei nostri figli, costretti a fuggire al nord o all’estero in cerca di pane e lavoro.
Ti lamenti che non ci sia un’opposizione da parte della sinistra. Esiste ancora la sinistra? Denunci latitanze da parte di persone che dovrebbero invece, a tuo dire, generosamente spendersi. Ma per quale causa? Che cosa ha fatto il tuo giornale perché la nostra società non toccasse il fondo come ha purtroppo fatto in questi anni così strani e incerti? Dove sono i frutti del tuo foglio, di quel circolo che frequenti, delle battaglie condotte da un’amministrazione passata che sarà sicuramente ricordata per il suo immobilismo pachidermico, per la sua mancanza di proposte nuove, per la sua pesante eredità di conflitti (che potevano essere evitati), di spazzatura (che abbiamo attirato gratuitamente nel nostro territorio), di servizi (tutto è rotto, irrimediabilmente rotto) trascurati da lustri. Tu e il tuo giornale dov’eravate quando San Biagio aprì i cancelli al primo concime? E quale fu il peso della tua denuncia o delle tue proteste ammesso che le abbia fatte? Il risultato è drammaticamente sotto i nostri occhi e oggi paghiamo le colpe e le inadempienze di quella sciagurata politica che nostalgicamente rimpiangi.
Questa politica nuova fu voluta a furor di popolo dalla gente stanca, provata e delusa dai vecchi amministratori. Non poteva fare tutto e subito. Forse ha fallito anche. Senz’altro non consentirà alla vecchia guardia di riciclarsi e risorgere. Sagre del nuovo o spettacolini del vecchio festival non sono poi tanto differenti quanto vorresti far credere. Entrambi penosi. Manca, e lì ti do ragione, il confronto critico, il senso onesto e sincero del fare politica. Scicli è condannata a morire perché molti hanno deciso così “colà dove si puote”. Noi stessi siamo stati i vili fiancheggiatori di chi ci ha tolto l’aria di bocca, di chi ci toglierà il pane e la vita.
Non è vero che la carta stampata potrà continuare a vivere a lungo e informare la gente come un tempo ha fatto. I giornali come i tuoi hanno le ore contate. Non garantiscono, come lamenti per altro motivo nell’intervista, il contraddittorio e lo scambio d’idee nuove e fresche. Con questi fogli si potranno solo costruire barchette per farle navigare nello stagno della vecchia e attuale ipocrisia.
Non volermene. Tu sei una persona intelligente che stimo. Era però necessario per me rispondere a qualcuna delle tue affermazioni.