Lettere in redazione Comiso

Covid, come non funziona il tracciamento in provincia di Ragusa

Riceviamo e pubblichiamo

Covid, come non funziona il tracciamernto in provincia di Ragusa

Comiso - Come (non) funziona il tracciamento, la sorveglianza attiva, il rilascio delle liberatorie.
Con questa lettera volevo rendervi partecipi di come (non) conviene ammalarsi di Covid-19, di come si viene totalmente abbandonati, di come verrà calpastato qualsiasi diritto di salute pubblica, assistenza sanitaria, libertà.
6 Novembre - Tampone di mia nonna positivo. In teoria, il dipartimento di prevenzione dovrebbe chiamare per sapere lo stato del paziente, effettuare il tracciamento dei contatti e disporre l'immediato isolamento del positivo, cosa mai avvenuta. Io, mio padre e mia madre ci mettiamo in auto-quarantena tramite il nostro medico di base che ci segnala come contatti stretti. Qualsiasi altro contatto di mia nonna che non si auto-denuncia, potenzialmente positivo, può uscire liberamente. E così avviene per non so quanti altri positivi e per chi sa quanti altri potenzialmente positiv.

11 Novembre - Morte di mia nonna. Se fosse stato richiesto lo stato di salute di mia nonna e effettuata la sorveglianza attiva, si sarebbe dovuta attivare l'Usca per fornire un minimo di assistenza sanitaria domiciliare. In compenso, abbiamo dovuto chiamare il 118 per una semplice flebo o per la constatazione di morte. Si, prorio il 118, quello che serve per le emergenze. Gravamente malati e abbandonati.
13-14 Novembre - Effettuo il tampone molecolare, esito positivo. Vengo contattato per il tracciamento e ricevo la mail di inizio isolamento. Dovrei essere chiamato giornalmente circa il mio stato di salute, utopia. Da allora, nessuna altra chiamata. (eppure persone più "famose" in città la ricevono quotidianamente, evidentemente io e mia nonna siamo cittadini di Serie D, Lega pro massimo).
Trascorrono giorni di telefonate e mail senza risposta.
22 Novembre - Solo grazie al Sindaco, mia madre riesce ad ottenere un tampone molecolare, mio padre no. Risultato: debolmente positivo.
In teoria, essendo il primo tampone, dovrebbe ricevere la chiamata per il tracciamento e una mail di inizio isolamento. Appunto, in teoria. Cosa mai avvenuta.
Altre migliaia di chiamate ai vari numeri dell'Asp senza alcuna risposta.

24-25 Novembre - Un numero di telefono risponde, miracolo. Suggeriscono di effettuare il tampone molecolare, anche a mio padre essendo convivente con un debolmente positivo. Risultato negativo.
Altre interminabili chiamate e mail senza risposta per capire quando verrà effettuato a me il secondo tampone (essendo passati 10 giorni dal primo)
28 Novembre - Dopo 14 giorni dal primo tampone vengo contattato e mi viene effettuato il secondo tampone. Risultato: debolmente positivo.
Adesso la teoria vuole che, secondo circolare del Ministero, dopo 21 giorni dai sintomi dovrei ricevere la liberatoria. Chiamo il mio medico che mi dice spetta al Dipartimento di Prevenzione e mi invita ad inviare un sollecito via mail. Lo faccio, nessuna risposta.
5 Dicembre, giorno della Liberazione (in teoria) - Dopo svariate chiamate al Dipartimento, ricevo una risposta (del tutto occasionale, loro non rispondono, così mi viene detto).
Siamo in tanti, non ce la fanno con tutti, un po' di comprensione. Ci sono ritardi per alcuni di 1 giorno, per altri di una settimana nell'invio delle liberatorie. Per il mancato tracciamento, per la sorveglianza attiva mia e di mia nonna: "i positivi siete tanti, non si può effettuare a tutti una chiamata giornaliera" (ma neanche mensile evidentemente e sempre in base al tuo Nome e Cognome).
Il sollecito lo deve inviare il medico di base che ha tutti i contatti mi viene detto, lui di rimbalzo mi dice di non avere nulla.
A me di contro viene negato il diritto ad uscire libero.

Vorrei porvi delle semplici domande. Se io e la mia famiglia, non ci fossimo auto-denunciati, saremmo mai finiti in quarantena? Quante altre centinaia di persone, potenzialmente positive, sfuggono a questo tracciamento? Esiste un'assitenza per le persone gravemente malate? O l'alternativa è solo morire in ospedale? Se mia madre, per sua diligenza, non avesse richiesto a forza il tampone, adesso sarebbe libera di andare in giro? Adesso è in isolamento? Dopo quanto si riceve la liberatoria? (conosco persone che ancora dopo settimane la aspettano) A cosa servono i numeri di telefono se nessuno risponde? Non sarebbe stato logico, inviare una informativa a tutti (Dipartimento di prevenzione, Usca, medici di base, normale utenza) elecando le specifiche responsabilità delle varie unità, così da evitare questo obrobrioso scarica barile?
Quello che emerge chiaramente è che più si è diligenti, più si è scrupolosi, più si viene abbandonati, lasciati a marcire per mesi in casa, senza assistenza, senza risposte. Invece quanto più si riesce a sfuggire a questo sistema, magari hai sintomi e non dici nulla, passata la febbre dei 2 giorni, sei di nuovo libero di tornare alle tua attività (e sono molte, per conoscenza diretta, le persone a farlo).
E' un sistema quindi fondato sulla fiducia nel buon senso delle persone disposte a stare mesi dentro, abbandonate a se stesse.
*Aggiornamento* L'Usca ha risposto a mia madre oggi: dovrà effettuare un secondo tampone al drive-in dopo 21 giorni dai sintomi (quali?) dopo che il medico curante le ha rilasciato il certificato di fine isolamento (? non è autorizzato a rilasciare certificati di fine isolamento e a che pro se ha già il certificato di fine isolamento?).
"I positivi siete tanti, un po' di comprensione". 


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