Lettere in redazione Vittoria

Lavoratori nelle serre: davvero staccano alle 10? Non diciamo fesserie

Riceviamo e pubblichiamo

Lavoratori nelle serre: davvero staccano alle 10? Non diciamo fesserie

Vittoria - In risposta all’articolo “I lavoratori nelle serre? Alle dieci del mattino staccano” pubblicato dalla presente testata, come Federazione del Sociale dell’Unione Sindacale di Base, vorremmo avanzare alcune considerazioni.

Due precisazioni.
In primis, ribadiamo il concetto di base che, prima della resa di un lavoratore, si debba pensare al suo benessere psico-fisico, conditio sine qua non di una società civile che, a quanto pare, non è così scontato per tutti/e.

In secundis, è bene ribadire che un’organizzazione sindacale non è un apparato partitico, ergo non fa politica (!). Inoltre, se ci si informasse vagamente su ciò che concerne questo settore, si saprebbe già delle nostre iniziative riguardanti la sicurezza stradale per i braccianti agricoli migranti in bicicletta (sì, tutto l’anno) e si saprebbe già della raccolta fondi da noi organizzata e portata a termine con l’acquisto e la distribuzione di centinaia e centinaia di gilet catarifrangenti e luci per bici. Basta fare un giro sui nostri canali social o su qualsiasi motore di ricerca per venirne a conoscenza.

Arriviamo al dunque.
Ci riteniamo costernati dall’opinione dello scrivente circa il quadro da noi rappresentato riguardo la fascia trasformata. Eppure, sembra che la realtà “d’eccellenza” dello scrivente, probabilmente, sia il sogno distorto di un visionario. Basta fare un giro per la fascia trasformata per avere sott’occhio la situazione disumana in cui sono costretti a vivere e lavorare migliaia di braccianti, migliaia di lavoratori e lavoratrici, anche minori – minori che spesso non hanno nemmeno la possibilità di andare a scuola. Ci auguriamo che tale idilliaca visione diventi presto realtà ma siamo ben sicuri del contrario.

Con il nostro progetto del sindacato di strada, siamo quotidianamente a contatto con lavoratrici, lavoratori ed abitanti della zona, conosciamo perfettamente le condizioni di schiavismo 2.0 alle quali sono, ahinoi, quasi abituati molti braccianti e sappiamo per certo, dai loro racconti, dalle loro buste paga falsate, che si lavora anche nei torridi pomeriggi siculi, con un’unica pausa dalle 12.00 alle 14.00, anche con 45°. Molti dipendenti svengono, anche più volte al giorno; altri, appena arrivati a casa, ogni giorno, non hanno nemmeno la forza di mangiare.

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Ci chiediamo:
Lo scrivente ha un’azienda agricola? Se sì, saremmo curiosi di verificare a quali condizioni salariali e contrattuali lavorano i suoi operai!
Come mai la redazione non riporta la firma negli articoli?
Augurandoci che l’idillio utopico sopracitato si concretizzi nel minor tempo possibile, rimaniamo disponibili a qualsivoglia tipo di confronto sul tema.


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