Lettere in redazione Santa Croce Camerina

Polimeri a Kaucana, la plastica è ricchezza, non rifiuto

Riceviamo e pubblichiamo

Polimeri a Kaucana, la plastica è ricchezza, non rifiuto

Santa Croce Camerina - Meno di cento chicchi di polietilene, contabilizzati tra questa foto e il video di Santa Maria del Focallo, pubblicato giorni addietro sempre dalla Vostra testata, farebbero gridare allo scandalo?
Gentile redazione, esimio Direttore.
Tanta e alta e incommensurabile è la stima che ho del vostro lavoro e della vostra professionalità. Però, oggi, mi corre l’obbligo di moderare due vostri ultimi interventi in ordine alle “lettere in redazione”. E mi riferisco agli articoli corredati da foto che alcuni lettori avrebbero proposto alla vostra attenzione per qualche granulo di polietilene trovato in spiaggia. Guardando alle foto, e credo che anche voi lo abbiate fatto con minuziosa prudenza, sarebbe questo il disastro ambientale che gli autori delle due lettere addebiterebbero alle plastiche presentando poi il conto all’intero mondo della chimica?
Mi chiedo, e vi esorto a riflettere su queste note: dato il consumo essenziale che da 70 anni sovrasta le nostre vite quotidiane, esiste una spiaggia in tutto il pianeta che non abbia mai ospitato un chicco di polietilene?
Non c’è. La verità è triste da accettare, ma è questa. Le aree selvagge e vergini da plastiche esistono solo sui manuali, sui dépliant delle agenzie di viaggio, perché il mondo, così come siamo stati abituati a conoscerlo, senza plastica non potrebbe vivere.

La plastica è vita? Per la modernità, sì. Quel che i lettori di Ragusanews denunciano non deve accadere, è vero; anche un solo chicco di plastica trasportato dalle onde del mare non è tollerabile, per il bene che vogliamo tutti al pianeta. Fosse anche per quel poco quantitativo riscontrato in foto.

Inaccettabile, punto. Ma da qui a sostenere le tesi di un disastro ambientale con riflessi sull’ecosistema mondiale, contando quelle decine di chicchi presi in posa -belli e sdraiati- sulle nostre spiagge, consentitemi, è cialtroneria allo stato puro. Scorrettezza, appunto. Come si può dare spazio a 30 grammi di plastica distesa sui granelli di sabbia? Trenta grammi. Non stiamo parlando di Trenta tonnellate. Manco di trenta chili. Trenta grammi. Solo trenta grammi.

Quelli in foto, nelle due foto di Kaukana e Marina di Noto, sono appena trenta grammi di plastica. Ma come potrebbe essere sostenibile l’idea di un Mondo, di questo Mondo, senza plastica? Partiamo dagli scatti che i gentili lettori hanno inviato in redazione. Sono realizzati con la plastica, puzzano di plastica cotta e stracotta dall’uso quotidiano e dal solleone di questi giorni, perché gli smartphone hanno cuore e corazza di plastica, e inviati al vostro indirizzo email grazie alla plastica. Senza plastica anche l'esistenza stessa del web e della rete, dunque di internet, dunque dunque (congiunzione ripetuta) di ragusanews, sarebbe messa seriamente in discussione.

Tutto ciò non v’inquieta? A tutto ciò non ci pensate, prima di chiamare in causa i massimi sistemi d’allerta, le geometrie variabili di un ambiente difeso a singhiozzo, e le onde gravitazionali che spingono il protagonismo e gli attimi di egocentrica notorietà?

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La plastica ha reso il mondo più leggero, che ci piaccia o no! la plastica ha anche svolto il ruolo di moderatore sociale: se i nostri nonni, i nostri bisnonni, solo per riportarvi un esempio, hanno potuto acquistare un frigorifero, una televisione, 60 anni fa è grazie alla plastica che ha reso i prezzi degli elettrodomestici accessibili e facilitato le produzioni degli strumenti che consumiamo ogni giorno all’interno delle nostre abitazioni. Consumiamo, appunto, tanto è l’uso e abuso della plastica nel quotidiano.

Ma ci pensate alle auto costruite senza plastiche? Parleremmo di ferraglia, di carri armati da 7 tonnellate per centimetro quadro. I comuni mortali non potrebbero manco permettersi di sognare una utilitaria, altro che acquistarla, costruita in ferro, alluminio e acciaio. Rivestita in radica, con pomelli del cambio e delle leve in onice. E selleria in pelle. Ovviamente. Cuoio. Vitello. Perché i velluti hanno il sintetico in canna, l’alcantara si produce da processi industriali chimici. A parole la plastica possiamo anche bandirla dai consumi. Nei fatti, un mondo senza plastica non è proponibile. Perché questo Mondo senza plastica non esiste. Tanto, però, possiamo ancora fare nel campo del riutilizzo delle plastiche: avete mai sentito parlare di economia circolare? Secondo voi perché differenziamo i rifiuti domestici e recuperiamo le plastiche? Un motivo ci sarà, no?

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Ed è quello del minor accesso alle riserve energetiche fossili, per produrre meno plastiche da etilene, per consumare meno petrolio. Ecco la circolarità.

Sono fermamente convinto che una chimica sostenibile, dati i consumi sempre più crescenti di materiali in plastica (e non mi riferisco alle monouso, ma a plastiche speciali) sia possibile, e sarà possibile, anche perché il Mondo non può fare a meno della versatilità offerta dal polietilene (dalla sanità, all'IT -computer-smartphone-tv-schermi- e poi, automotive, arredamenti, abbigliamento, elettrodomestici, dispositivi di sicurezza individuali, idraulica, edilizia, nautica, cavi, aerei, sport, strade, agricoltura, zootecnia, batterie, pannelli solari, pale eoliche, non finiremmo più a elencare gli utilizzi della tanta vituperata plastica utile anche a tutelare l'ambiente) e che la circolarità delle produzioni e i miliardi di investimento messi in campo dai maggiori player del settore, e anche dallo Stato Italiano, daranno tempo e passo a un cambiamento epocale per tutta l'economia industriale.

La chimica spinge anche sulle bio-plastiche. Anche se la ricerca è ancora alla fase embrionale, e gli utilizzi di questo compound vegetale ancora limitati a poche applicazioni.

Mi sia consentito ancora ripetere che avete dato spazio a trenta grammi di polietilene che, dai vostri titoli, avrebbero potuto distruggere il mondo. Tra le altre cose, polietilene non ancora trasformato. Nudo, puro, illibato, tutto ancora da passare in estrusione per diventare plastica da uso comune e speciale. Non è un rifiuto quello trovato sulle nostre spiagge. Mille chili di polietilene, oggi, costano più di 1.500 euro. Non si butta via la ricchezza.
Ma trenta grammi, rilasciati chissà da chi, provenienti chissà da dove, e trovati sulle nostre spiagge sono sempre utili per avere un titolo nella vostra copertina.


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