"La città è cambiata nel 1994"
di Vittoria Terranova
Scicli – “Ottantaquattro. Certo che può rivelare la mia età”.
Lidda Aprile Vindigni declina il suo nome con orgoglio. “Bartolomea, mi chiamo così, ma mi conoscono tutti come Lidda. Scriva Lidda, che è meglio”.
A Scicli è un’istituzione. Al fianco del marito Angelo, scomparso tanti anni fa, ha gestito il bar storico della Stradanuova, crescendo con dignità e orgoglio i propri figli.
“Le devo raccontare una cosa”, esordisce sottovoce. “Se la via Mormina Penna oggi è diventata un posto così ricercato dai turisti dobbiamo dire grazie a una persona”.
Lidda ha memoria di questi luoghi: “Ho vissuto in via Neve, dietro la chiesa Madre, dal 1966 al 1980. Per quattordici anni. Tutte le sere, chiuso il bar, alla Stradanuova, facevo rientro a casa, da sola. E passare da via Mormina Penna, per una donna, sola, era poco sicuro. Rincasavo di fretta, al buio, timorosa che potesse accadermi qualcosa. Non era come ora”.
Signora Lidda, cosa è successo dopo? “Era il 1994. Piero Guccione fece per qualche mese l’assessore alla cultura. E nell’estate di quell’anno il pittore dei mari e dei carrubi fece una passeggiata barocca in via Mormina Penna col prof. Paolo Nifosì. Arrivarono più di mille persone. Fu un successo strepitoso, inatteso. Ecco, per me quella sera cambiò la storia di questa strada, e di Scicli. E’ come se da quel momento avessimo capito che il nostro centro storico non era più solo nostro, non era più un luogo insicuro, ma un posto bello, che poteva portare ricchezza. Quando vidi tutte quelle persone alla passeggiata organizzata per spiegare la storia delle chiese e dei palazzi di Scicli, dissi: Lidda, da oggi puoi passare tranquilla di qui, anche di sera”.
Una storia gloriosa, quella dei Vindigni. “Mio suocero ricevette in concessione la cosiddetta “privativa” dei tabacchi nel 1909, e aprì il tabaccaio alla Stradanuova 102 anni fa. Nel 1949 aprimmo il bar. Lo gestiva mio marito, e io a fianco a lui”. A 84 anni Lidda è in ottima forma e i moderni e giovani camerieri dell’attività creata dal figlio Giorgio hanno difficoltà a toglierle di mano la scopa quando a terra gli avventori lasciano le briciole della consumazione.
Non ha torto questa donna dai capelli bianchi quando individua nel periodo post commissariamento, nel ritorno alla democrazia, e nell’assunzione di responsabilità politica, pur breve, di Piero Guccione, il periodo di lenta risalita della città. Passeranno otto anni perché l’Unesco riconosca quella strada un tempo buia e malsicura per le donne come patrimonio dell’Umanità. E quando, nel 2002, la professoressa Tatiana Kirova, esperto Unesco in visita nel Val di Noto per valutare in maniera definitiva se concedere o meno il riconoscimento, arrivò negli iblei, gelò i giornalisti: “Non rilascio dichiarazioni se prima non parlo col professore Paolo Nifosì”. Era l’uomo delle passeggiate barocche, con e senza l’amico Piero Guccione, lo storico che ha scavato negli archivi per ricostruire trama e ordito della vicenda ricostruttiva del 1700.
“Guardi, io non mi intendo di queste cose, però volevo dirle questo. Da lì, da quel momento, dal boom di quella sera, la storia di questa città è cambiata. Ho 84 anni, lo può scrivere, quella sera di agosto del 1994 ho capito che c’era futuro per i miei nipoti”.
Lidda esce fuori dal bar e si concede per la foto. “Mi prende alla sprovvista, se viene male non la pubblica”.
La rassicuro. Mi saluta, torna a lavorare.

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