Cronaca
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17/11/2025 21:17

L’incidente di Milano con la Mercedes Classe G da mezzo milione di euro accartocciata come un giocattolo di latta

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Ha perso la vita Pietro Silva Orrego, 19 anni

di Redazione

Milano – Accartocciata come un giocattolo di latta. Costava mezzo milione di euro la Mercedes Classe G 63 Amg Stronger Than Time Edition presa a noleggio e andata distrutta nell’incidente avvenuto in viale Fulvio Testi. L’uato ha impattato contro una piccola Opel Corsa condotta da un napoletano.

Nell’incidente è morto Pietro Silva Orrego, 19 anni.

Il telaio della grande auto con le ruote e il motore piantato nell’aiuola tra le due carreggiate, la cabina ribaltata sull’asfalto. E poi le fiamme, in un principio d’incendio subito spento dai vigili del fuoco ma anche dalla pioggia battente. Andava veloce il Mercedes classe G. Per capire quanto bisognerà aspettare i rilievi degli investigatori. Ma i rottami rimasti in strada, sparsi in più di cento metri, sembrano l’epicentro di un’esplosione.

Il bilancio è gravissimo: un ragazzo di 19 anni, Pietro Silva Orrego, morto, un’amica di 30 molto grave e poi altri due feriti, per fortuna non in condizioni critiche, tra cui l’uomo alla guida dell’altra vettura. Secondo le prime ricostruzioni alla guida del grande Suv c’era un 20enne che non ha mai preso la patente. L’unico dei tre amici rimasto illeso.

Dopo l’impatto, mentre i feriti a terra venivano soccorsi, lui s’è allontanato. Poi nella speranza di ingannare gli agenti della polizia locale, ha finto di essere un soccorritore. Un «samaritano» sceso da un tram di passaggio e accorso per estrarre i feriti dalle auto e metterli in salvo. Ai vigili s’è presentato con i vestiti insanguinati e senza una scarpa che ha detto d’aver perso nella foga dei soccorsi. Ma gli investigatori l’hanno sbugiardato dopo averla trovata tra i resti dell’abitacolo e dopo aver analizzato i filmati delle telecamere del tram sul quale non era mai salito.

A scontrari a un incrocio una Opel Corsa e il Mercedes. Il Suv risulta di proprietà di una società di noleggio di mezzi di lusso. Si tratta di una vettura decisamente prestazionale (è la top di gamma), dotata di un motore V8 da 585 Cv, in grado di scattare da 0 a 100 km/h in 4,4 secondi e con un prezzo di listino che parte da 208mila euro.

Il disastro della Mercedes Classe G

L’auto della Stella si è capovolta e il telaio a longheroni si è praticamente staccato dalla carrozzeria. Costa quasi 400mila euro. Si è diffusa la voce, al momento non verificata, che possa essere una variante Brabus, ossia il preparatore storico di Mercedes: in questo caso, ci sono in circolazione modelli con 800, 900 e persino 1000 cavalli.

AMG o Brabus non cambia un aspetto tecnico di base: il telaio a longheroni separato dalla carrozzeria che ha rappresentato la
soluzione costruttiva adottata da tutte le autovetture costruite fino
agli Anni 50, prima dell’avvento della scocca portante. Successivamente è rimasta la scelta principale per i veicoli fuoristrada, che devono affrontare grandi sollecitazioni su terreni difficoltosi e accidentati. La Classe G rientra tra questi: una vettura nata come auto da lavoro, di
derivazione militare, poi migliorata negli anni a livello di comfort ma
rimasta fedele all’impostazione originale. Quindi il telaio è costituito da
longheroni e traverse in acciaio, disposti come una scala a pioli, su cui sono montati motore e sospensioni. La carrozzeria, invece, è imbullonata al di sopra secondo l’architettura definita anche body-on-frame.
A sostenerla sono una serie di supporti in gomma e metallo, che hanno anche la funzione di filtrare le vibrazioni e le sollecitazioni che il telaio, molto rigido, riceve dal fondo, in modo da preservare il comfort dei passeggeri. Ma non è un mistero che sia meno resistente agli urti.

Classe G lanciata a fortissima velocità non ha visto arrivare la Opel Corsa. Nell’urto terrificante, l’utilitaria si accartoccia, si ferma in mezzo all’incrocio e in definitiva fa il suo dovere «proteggendo» il guidatore.

La prima ipotesi fa pensare che, data l’estrema violenza dell’urto, la rigidità del telaio, a cui sono ancorati anche gruppo motore e sospensioni, potrebbe aver portato i supporti della carrozzeria a cedere, provocandone il distacco e il successivo ribaltamento del veicolo. Un effetto, questo, che serve a evitare una deformazione incontrollata della cabina. Al contrario, in una vettura a scocca portante – come la Opel Corsa – non si sarebbe verificato alcun distacco, ma l’intera struttura avrebbe subito deformazioni più importanti con conseguente intrusione maggiore all’interno dell’abitacolo.

E una constatazione: le auto più sofisticate sono più vulnerabili lateralmente che frontalmente.