Tra Scilla e Cariddi
di Lino Bellia
Pizzo – Francesco mi ha accompagnato fino a Pizzo e da lì – salutata l’affettuosa compagnia – ho proceduto da solo verso il mare dello stretto. Anche se non tardi d’orario il sole ha accesola sua lampada da interrogatorio sulla mia fatica mettendo in cottura resistenza e alimentando il dolore alla testa di ogni mezza giornata. Il paesaggio è di mezza collina tra agrumeti e macchia mediterranea. La bicicletta scorre bene su un asfalto levigato e tra centro abitati…molto abitati.
Anche se tra una moltitudine di persone, al solito i pensieri sono l’unica compagnia. Pensieri rotondi come le ruote. Niente spigoli, solo affettuose meditazioni che rotolano sul terreno misterioso delle nostre introversioni. Il pedalare influisce sul carattere, condiziona il pensiero, è – nel suo rigore – disciplina di vita. Potevo astenermi da questa fatica e che dal patimento del caldo e delle difficoltà. Ma un impegno preso va rispettato. In un viaggio di scoperta, l’io narrante è il protagonista in sella che esplora territori sconosciuti è si imparenta con gesti di genti lontane, con le loro abitudini ed è pronto ad innamorarsi dietro ogni angolo di strada percorsa.
Il viaggiatore solitario in bicicletta – come un cacciatore di sensazioni – visita i siti celebri, ma non si accontenta dei luoghi comuni: spalanca gli occhi e si apre alle meraviglie della natura. Natura che percorre con devoto rispetto, diventando ogni volta parte di essa. C’è una sacralità in questo gesto di scoperta in piena autonomia. Solo chi conosce questa mistica può apprezzare la liturgia di una esperienza in sella.
La salita del sant’Elia mi fa capire che tra poco troverò la discesa fino al mare. In fatti ai primi tornanti della strada per Bagnara, appare all’improvviso – come una diapositiva accesa in una sala buia – la costa della Sicilia in una visione a volo d’uccello: spontaneo si manifesta un gesto di ringraziamento. Le ansie della partenza comincia ad allentare la loro morsa. Quando giungo a Villa, mi presento all’imbarco con molte curiosità della folla dei viaggiatori.
Mi avvio ad attraversato il mare, per approdare in Sicilia. Pensavo la bicicletta passiva portata finalmente da un altro mezzo: il traghetto. Ha riposato per un po’ i suoi ingranaggi ed ha rilassato cavi e cuscinetti. Mi sono sporto dalle ringhiere del natante per cercare Cola-pesce. Deve essere sempre sotto a puntellare una delle tre colonne lesionata che regge la Sicilia. Sbarco a Messina alle ore 11,30 emi avvio velocemente verso Catania… Il caldo aumenta progressivamente e mi sorge spontanea una domanda: potremmo mettere al sole una lente da sole per smorzare la virulenza della sua azione? Eppure sono nato qui, tra lo scirocco aretuseo e un caldo irrespirabile, però ora non mo riesce pedalare senza soffrire e le parure di un danno alla salute. Riempio più volte la borraccia e tra acqua bevuta e versta sulla testa i litri non si contano. Per fortuna spira un vento forte che mi spinge sempre verso casa . Il mal di testa aumenta e d il fiato espirato in salita brucia il volto.., segno chela temperatura corporea sale. Certo in niente il paesaggio di nera lava allevia queste sensazioni. La sciara è ovunque: tra le città, a reggere le strade, le stese case sono costruite con blocchi di lava.. Il mio d’origine è un paesaggio bianco di pietra forte, sin da ragazzo venire dai nonni mi generava inquietudine per la tetra uniformità di un nero poroso sparso ovunque.
I pensieri durante il percorso sonnolente per la fatica sono sul senso delle partenze e degli arrivi. Per le strade si viaggia: dall’isola si parte e si arriva. Quando ogni volta approdo a Messina la sensazione è quella di arrivare a casa. Ormai non esiste più la casa e la famiglia d’origine, ma per un isolano – almeno credo – è forte il senso di appartenenza con la terra primigenia. Dev’essere il mare che scontorna il territorio a farci sentire parte indissolubile di quei territori e di quelle memorie. L’isola nella mente di ciascuno ha una sorta di sacralità, una sublimazione atavica inspiegabile e incomprensibile se non si è di quei territori. Fughe disperate nella speranza di domicili certi e nostalgici ritorni con chiari indirizzi quando la senescenza mitiga ogni inquietudine.
Sono a Stazzo, tra il pregiato affetto dei parenti di mia madre e questa vicinanza mi è di sostegno rassicurante.
Note a piè di pagina
La stanchezza appare chiara in un senso di spossatezza e di appannamento nella lucidità abituale. Ma sono certo quando domani fermerò la ragia automatica delle gambe, tutto tornerà nella normalità di sempre.
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