Attualità
|
15/09/2007 09:48

Lipparini, riflessi polemici

di Redazione

In una comunità in cui non si fa altro che parlare di rifiuti tutti gli altri problemi passano in secondo piano. Tra questi quello dell’inadeguatezza della scuola media Lipparini-Miccichè ad accogliere una istituzione scolastica. Calda come una serra nei periodi primaverili, con le vetrate che a tutto rispondono tranne ai criteri di sicurezza, l’edificio realizzato negli anni Sessanta sulla falsariga di un’ambasciata sudamericana, in puro stile liberty americano, anche per l’anno scolastico 2007-2008 continuerà a ospitare una scuola media.
E ciò accadrà nonostante i buoni propositi d inizio legislatura di rifunzionalizzare l’immobile, cedendolo a privati, nelle intenzioni della giunta, per fare un albergo, salvo ottenere dagli stessi privati l’impegno a costruire una scuola media al quartiere Saan Nicolò.
I privati si sono fatti avanti, e tra questi i manager di una grossa compagnia telefonica internazionale, oltre a una lobby romana, disposte entrambi a realizzare un albergo con duecento posti letto.
Nel Val di Noto una struttura con questa capienza, in pieno centro storico, manca, e Scicli è l’unica piazza, in senso metaforico e letterale, di piazza Italia, in cui un’opera del genere può essere realizzata. Sanando peraltro il vecchio problema della ferita, la facciata di vetro che tanto stona con il contiguo palazzo Scrofani e con l’austera chiesa di Sant’Ignazio.
Dopo un paio di anni d polemiche con la Sovrintendenza (convinta dell’eccezionale valore del prospetto di vetro e cemento armato) il progetto di rifunzionalizzazione del palazzo, con conseguente modifica della facciata, è caduto nel dimenticatoio. Anche perché la polemica si è colorata di riflessi ideologici.
E’ giusto che il Comune “svenda” ai privati? Sono stati i gruppi culturali i primi a opporsi. Adducendo come motivazione l’importanza di mantenere una scuola nel cuore pulsante della città.
E così, l’amministrazione, trovato il no di una fetta importante dell’intellighenzia, ha deciso di mettere la questione a bagnomaria. Senza tener conto che oltre alle questioni estetiche ce ne sono di funzionali. Tra questi l’inadeguatezza della struttura, le cui pareti esterne sono di vetro, contrarie alle moderne e scure logiche costruttive. E del workshop pure deliberato per l’importo di diecimila euro in favore di uno studio catanese nessuno ha più sentito parlare.
La questione della facciata, e del palazzo, è caduta di nuovo nel dimenticatoio. Troppo spinosa e troppo controversa per poter essere affrontata senza andare incontro comunque all’impopolarità.