di Redazione
In una comunità in cui non si fa altro che parlare di rifiuti tutti gli altri problemi passano in secondo piano. Tra questi quello dell’inadeguatezza della scuola media Lipparini-Miccichè ad accogliere una istituzione scolastica. Calda come una serra nei periodi primaverili, con le vetrate che a tutto rispondono tranne ai criteri di sicurezza, l’edificio realizzato negli anni Sessanta sulla falsariga di un’ambasciata sudamericana, in puro stile liberty americano, anche per l’anno scolastico 2007-2008 continuerà a ospitare una scuola media.
E ciò accadrà nonostante i buoni propositi d inizio legislatura di rifunzionalizzare l’immobile, cedendolo a privati, nelle intenzioni della giunta, per fare un albergo, salvo ottenere dagli stessi privati l’impegno a costruire una scuola media al quartiere Saan Nicolò.
I privati si sono fatti avanti, e tra questi i manager di una grossa compagnia telefonica internazionale, oltre a una lobby romana, disposte entrambi a realizzare un albergo con duecento posti letto.
Nel Val di Noto una struttura con questa capienza, in pieno centro storico, manca, e Scicli è l’unica piazza, in senso metaforico e letterale, di piazza Italia, in cui un’opera del genere può essere realizzata. Sanando peraltro il vecchio problema della ferita, la facciata di vetro che tanto stona con il contiguo palazzo Scrofani e con l’austera chiesa di Sant’Ignazio.
Dopo un paio di anni d polemiche con la Sovrintendenza (convinta dell’eccezionale valore del prospetto di vetro e cemento armato) il progetto di rifunzionalizzazione del palazzo, con conseguente modifica della facciata, è caduto nel dimenticatoio. Anche perché la polemica si è colorata di riflessi ideologici.
E’ giusto che il Comune “svenda” ai privati? Sono stati i gruppi culturali i primi a opporsi. Adducendo come motivazione l’importanza di mantenere una scuola nel cuore pulsante della città.
E così, l’amministrazione, trovato il no di una fetta importante dell’intellighenzia, ha deciso di mettere la questione a bagnomaria. Senza tener conto che oltre alle questioni estetiche ce ne sono di funzionali. Tra questi l’inadeguatezza della struttura, le cui pareti esterne sono di vetro, contrarie alle moderne e scure logiche costruttive. E del workshop pure deliberato per l’importo di diecimila euro in favore di uno studio catanese nessuno ha più sentito parlare.
La questione della facciata, e del palazzo, è caduta di nuovo nel dimenticatoio. Troppo spinosa e troppo controversa per poter essere affrontata senza andare incontro comunque all’impopolarità.
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