Attualità
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25/02/2008 22:00

L’ira di Pippo

di Redazione

Nove nomi, anzi, tre.

Il coordinamento del Pd, riunitosi sabato sera in via del Gesù (ex Bottoghe Oscure nostrane), aveva scelto i papabili a Camera e Senato.

Su dieci interventi erano stati proposti 8 nomi diversi.

Il nono nome dovesse essere quello dell’iscritto sciclitano più giovane, da ricercarsi nelle liste dei tesserati.

Tra gli otto nomi indicati anche quello del coordinatore provinciale del partito, Pippo Digiacomo, il più gettonato.

Il motivo del suo appeal è chiaro: Digiacomo è l’unico ibleo a poter essere concretamente candidato in posizione utile per l’elezione, per quello che ha rappresentato e rappresenta.

Altro discorso per Rudy Calvo.

Questi è stato designato tra i papabili a Roma, e non sarebbe in ogni caso in quota al territorio.

Con buona pace di tutti. Anche di quelli che sabato sera hanno finto di ignorare la candidatura.

Il fatto increscioso è successo quando Luca Cottone, coordinatore sciclitano del Pd, doveva passare i nomi da scremare a Pippo Digiacomo.

Anzichè gli otto o nove nominati, ne ha passati solo tre, facendo egli stesso la scrematura e indicando: il proprio nome (onde evitare errori), quello di Venerina Padua (quota rosa), e quello del giovane Marco Causarano.

Digiacomo, ovviamente, era informato della circostanza che sia lui, che Antonio Borrometi, erano stati indicati dal Pd di Scicli.

Grande la sua sorpresa e il disappunto quando l’ex sindaco di Comiso ha scoperto che Cottone, o chi per lui, in contrada San Francischiello, aveva epurato la lista senza darne comunicazione alcuna al partito.

In perfetto stile centralista-democratico.

Digiacomo, che, comunque, è destinato a fare l’onorevole, avrebbe sbottato al telefono: “Solo il Pd di Scicli non ha indicato il mio nome. Anzi, il partito aveva indicato il mio nome, ma chi ha la responsabilità di presiederlo ha pensato bene di ometterlo”.

 

Come inizio non c’è male.

 

Ad maiora.