Attualità
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12/01/2014 13:00

Lirica: Emma Dante, mia ‘Feuersnot’ favola su valore musica e cultura

di Redazione

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Roma, 12 gen. Una favola sul valore e l’importanza della musica come simbolo della cultura. Ma anche sul rapporto tra l’artista creatore e la sua città. E’ questa la chiave di lettura che la regista palermitana Emma Dante, non senza una velatura autobiografica, sceglie per mettere in scena ‘Feuersnot’, opera giovanile di Richard Strauss che sabato prossimo aprirà la stagione 2014 del Teatro Massimo di Palermo. Una favola “un po’ sempliciotta tratta da una leggenda popolare medievale, che io ho cercato di approfondire, anche per spiegare perché Strauss decide di scrivere quest’opera”, afferma Dante in un’intervista all’Adnkronos, ricordando che il compositore tedesco “scrive ‘Feuersnot’ nel 1901, dopo l’insuccesso di ‘Guntram’, per dare un messaggio alla sua Monaco di Baviera, città dalla quale non si sentiva capito e apprezzato come compositore”. Un po’ come Emma Dante, cui Palermo ha aperto le porte solo dopo i successi internazionali dei suoi testi e i debutti nella lirica alla Scala, all’Opera Comique di Parigi e al Petruzzelli di Bari. L’opera, il cui libretto è del poeta satirico Ernst von Wolzogen, amico del compositore, racconta del mago Kunrad che durante i festeggiamenti della notte di San Giovanni esce di casa e vede la bella Diemut, della quale si innamora e che bacia in bocca con passione. Tutti assistono al gesto scandalizzati, Dietmut si vendica e con uno stratagemma intrappola Kunrad in un cesto lasciandolo penzolante sotto il suo balcone, esposto alle beffe di tutti. Ma il mago, deriso, maledice l’aridità dei sentimenti dei suoi concittadini e con un sortilegio, spegne le luci di tutta la città. Luci che si riaccenderanno solo quando Diemut capirà e corrisponderà l’amore di Kunrad, con l’inevitabile lieto fine. “Io non amo in genere il lieto fine”, afferma Dante, spiegando di avere realizzato la messa in scena di ‘Feuersnot’ come “una sorta di negazione della musica. Kunrad sostiene la regista l’ho rappresentato non come mago ma come compositore, la cui musica non è compresa dai suoi concittadini che non la capiscono. Quando i bambini gli chiedono della legna da ardere per la notte di San Giovanni, lui dà loro degli strumenti musicali, che vengono bruciati. E un paese che brucia la musica è un paese che non ha cultura. Quello di Kunrad sottolinea Dante che è l’alter ego dello stesso Strauss, è un atto di ribellione: voi non capite la mia musica e io ve la tolgo. Un gesto che viene reso ancora più evidente quando Kunrad, appeso nel paniere, viene derubato delle sue composizioni dai concittadini. In scena c’è una pioggia di seicento spartiti che vengono bruciati. E’ una vera e propria rinuncia alla musica”. (segue)