Economia
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15/01/2010 21:11

L’Istat: Cresce la disoccupazione a Ragusa

Male agricoltura e servizi

di Redazione

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Roma – Diversità tra le province italiane rispetto ai dati sull’occupazione. La situazione è migliore ad  Imperia (+8,7%), a Ferrara (+5,3%) e Modena (+4,9%).
Negativa a  Ragusa (-8,6%) e Vibo Valentia (-5,8%).
Sono i dati sull’occupazione resi noti dall’Istat. 
Nel 2007, secondo l’Istituto l’occupazione e’ aumentata dell’1% rispetto all’anno precedente, con questi particolari:
la variazione e’ stata del +0,8% nel Nord-Ovest, del +1,8% nel Nord-Est, +1,9% al Centro.
Negativo l’andamento al sud: -0,3%.
A Ragusa, invece, si è verificato un calo del 21% in agricoltura e del 7% nei servizi. Stabile invece l’occupazione nell’industria.

Il crollo della provincia di Ragusa nelle statistiche sull’occupazione c’era già stato prima della crisi, altrettanto seria a cavallo tra la fine del 2008 e gli inizi del 2009. I dati Istat aggiornati al 31 dicembre 2007 indicano un calo delle “unità di lavoro” (i posti di produzione) di ben l’8,6 per cento, con la perdita di ben diecimila 300 posti di lavoro, passando dai 119.200, fissati al 31 dicembre 2006, ai 108.900 del 2007.
Non solo. il dato di Ragusa è il più negativo a livello nazionale ed in Sicilia. Solo Siracusa si avvicina alla nostra provincia con un calo del 3,6 per cento. Le uniche a fare eccezione sono Enna, con un autentico balzo degli occupati ad un più 3,8, seguita a ruota con spinte meno consistenti da Caltanissetta, Messina e Agrigento.
I numeri più allarmanti di Ragusa riguardano l’agricoltura, con un tonfo dell’occupazione pari a meno 21 per cento, la percentuale più negativa. La flessione del settore agricolo ha riguardato anche le altre province isolane, fatta eccezione per quella di Messina che, a sorpresa, ha invece fatto registrare un più 4,5 per cento. Se si considera che il “settore primario” in provincia di Ragusa è stato trainante per lo sviluppo ed un “ombrello” nei momenti di crisi, specie in coincidenza con la crisi dell’industria, garantendo comunque un reddito a tante famiglie. A fare eccezione, anche in questo caso, Enna (più 4,2 per cento), insieme a Caltanissetta e Messina, ma con incrementi più contenuti.
Ma la vera batosta, sia pure in forma più limitata, arriva dal settore dei servizi. Le rilevazioni Istat segnalano infatti un calo del 7 per cento, anche se il dato è la media tra l’andamento dell’occupazione nei comparti alberghiero, della ristorazione, del turismo e della comunicazione, nei quali la flessione arriva a toccare il 10,2, e quelli dei servizi alle imprese, nei quali il calo tocca per il 5,2 per cento le banche ed il comparto finanziario e per il 4,3 la pubblica amministrazione ed i servizi offerti invece da privati.
Neppure l’industria esce indenne dalla contrazione dell’occupazione. Nonostante l’Ansa parli di situazione «stabile», il calo ha investito sia il comparto delle costruzioni con un meno 1,9 per cento (al contrario del boom di Enna con un più 15,9) e quello del manifatturiero, sicuramente vitale nell’attività produttiva, con una decurtazione dell’1,7, anche se va meglio di quello di Trapani, che registra una contrazione del 2,8 per cento.