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07/07/2026 00:50

Liste d’attesa, l’Asp spende 835 mila euro per un software. E fino ad oggi come hanno fatto?

Un algoritmo, per quanto sofisticato, non può creare disponibilità che non esistono.

di Gabriele Giannone

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Ragusa – Per anni il Cup ha prenotato visite ed esami. Per anni i medici hanno indicato le priorità. Urgente, breve, differibile, programmabile. Per anni l’Asp di Ragusa ha governato migliaia di richieste di prestazioni sanitarie. Adesso si scopre che serve un nuovo sistema informatico. E non un programma da poche migliaia di euro.

Ottocentotrentacinquemila euro.

È il valore complessivo del quadro economico approvato dall’Asp di Ragusa per la realizzazione di un “sistema di supporto alle decisioni integrato con il Cup per la gestione delle priorità delle prestazioni sanitarie”. L’appalto vero e proprio vale 670.490 euro oltre Iva, 817.997,80 euro Iva compresa per 36 mesi. Con incentivi tecnici e Irap il conto complessivo arriva a 835.399,33 euro.
La gara è stata aggiudicata al raggruppamento guidato da Enterprise Service Italia.
Ma questo software, in concreto, cosa farà?
La delibera lo definisce un “sistema di supporto alle decisioni integrato con il Cup per la gestione delle priorità delle prestazioni sanitarie”. Una definizione tecnica che, tradotta in termini semplici, significa una cosa: un programma che aiuterà l’Asp a stabilire quale paziente deve essere chiamato prima e quale dopo, in base alle priorità cliniche e alla disponibilità delle agende.
Non eseguirà esami. Non assumerà medici. Non aprirà nuovi ambulatori. Non prolungherà gli orari delle Tac né aumenterà il numero delle risonanze magnetiche.
Organizzerà meglio ciò che già esiste.
Ed è proprio qui che nasce l’interrogativo.
Se il problema delle liste d’attesa è la mancanza di specialisti, di sale diagnostiche e di ore disponibili, quanto può incidere un software da oltre 835 mila euro?
L’informatica può certamente migliorare l’organizzazione, evitare errori, distribuire meglio gli appuntamenti, evidenziare anomalie e suggerire le migliori soluzioni. Ma può farlo soltanto se esistono prestazioni da assegnare.
Un algoritmo, per quanto sofisticato, non può creare disponibilità che non esistono.
Se fino ad oggi il Cup dell’Asp ha comunque gestito centinaia di migliaia di prenotazioni, cosa cambia davvero con questo nuovo sistema?
L’attuale piattaforma era incapace di far rispettare le priorità? Oppure il vero collo di bottiglia è un altro: la cronica carenza di prestazioni disponibili?
Sono domande che la delibera non affronta. Perché quando una pubblica amministrazione investe oltre 800 mila euro in un software, il cittadino ha diritto di sapere non soltanto quanto costa, ma soprattutto che cosa risolverà.
Altrimenti il rischio è che, tra tre anni, il Cup sia diventato molto più intelligente, ma il paziente continui a sentirsi rispondere la stessa frase di oggi: “Il primo appuntamento disponibile è tra sei mesi”.