Lettere in redazione
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11/01/2009 14:21

L’Italia delle disparità. Riflessioni su un fenomeno in crescita

di Redazione

Le statistiche, fonte OCSE, degli ultimi mesi, danno in Italia un aumento del divario fra le classi più abbienti rispetto alle più povere e, il dato allarmante ci avvicina ai paesi in cui il liberismo senza freni ha prodotto danni incalcolabili al tessuto sociale e all’ambiente ( Brasile,ecc.). Il punto che voglio qui sottolineare è che, secondo ricerche condotte negli ultimi anni dalla Banca d’Italia, il 50% della popolazione detiene solo il 10 % della ricchezza reale e finanziaria italiana. Anche il Presidente della Repubblica Napolitano nel suo discorso di Capodanno ha lanciato l’allarme e ha chiesto di fare dell’attuale crisi una occasione “per impegnarci a ridurre sempre più le acute disparità che si manifestano nei redditi e nelle condizioni di vita”.
Tale 50 % di italiani è ricattabile a causa delle sue difficoltà e fragilità e finora è stato messo ai margini dalla politica, le sue possibilità decisionali sono state pochissime sulle strategie per uscire dalla crisi attuale . Un esempio in tal senso viene dalle dichiarazioni del primo ministro Berlusconi sulle priorità , che nel 2009 trova, secondo lui, al primo posto la questione delle intercettazioni telefoniche e ambientali nei processi penali. Vediamo quindi, come si dice a ragione in alcuni ambienti “ di sinistra”,che le esigenze della società e le azioni del potere prendono direzioni opposte. O ancora, la probabile abolizione, o comunque un forte ridimensionamento delle detrazioni fiscali al 55% degli investimenti sulla maggiore efficienza energetica e sulle energie rinnovabili , mentre il resto del mondo è invece orientato su forti incentivazioni di tali risorse, ancor più dopo l’ ascesa del nuovo Presidente statunitense Obama.
La domanda che mi sorge è: come è possibile che in un paese come il nostro in cui metà della popolazione vive ormai alle soglie della povertà, e che tale fetta di società, più ricattabile ed emarginata, culturalmente più fragile, non ha accesso alla stanza dei bottoni del potere, come è possibile , ripeto, che viene di fatto o potrebbe venire condizionata la libertà e la autonomia per una consapevole scelta elettorale nella metà della popolazione, che, numericamente, esprime già la maggioranza politica ? Ciò potrebbe minare e, in parte sta già accadendo , vedi scandali di voto di scambio soprattutto nel meridione, la credibilità dell’apparato dei consensi elettorali e dunque del sistema democratico italiano.
Come uscire da questa emergenza? Il fenomeno del divario ricchi- poveri è certamente complesso e in crescita negli ultimi 15-20 anni. Le ricette possibili non possono prescindere, a mio avviso, dalla creazione di una nuova opposizione o sinistra ( intesa come categoria favorevole al cambiamento, al rinnovamento e non come ideologia legata a esperienze del passato come il comunismo), basata su aggregazioni spontanee attorno a problemi locali legati al territorio come , ad esempio la esperienza toscana dei comitati cittadini(
www.territorialmente.it ). Tali realtà dovrebbero esprimersi attraverso il loro collegamento con la rete di altre esperienze aggregative simili ed arrivare ad esprimere un programma politico unitario così detto “dal basso”.
Nella passata consultazione elettorale, vi è stato il caso della lista civica nazionale
www.perilbenecomune.net/ di www.stefanomontanari.net, il primo e più innovativo esempio di sbocco politico di una esperienza del genere. Sarà comunque solo grazie alle nuove tecnologie legate a internet ( la rete dei blog, di face book e esperienze come Sciclinews ) che il fenomeno dovrebbe far cambiare linguaggio e, soprattutto, i volti della politica italiana.

b.g.