Voglia di poltrone
di Gazzettadelsud
Ragusa – Altro che approvazione dello statuto per rilanciare l’università in Provincia e farla ripartire con linfa nuova. Qui si parla solo di politica e di posti di governo da andare ad occupare. Si parla soltanto di consiglio d’amministrazione e di cacciare gli attuali componenti. Fa niente se con quest’operazione si mette a rischio la sopravvivenza dei tre corsi di laurea in atto presenti in città.
È il Movimento per l’autonomia a cavalcare in modo deciso questo modo di pensare. E lo fa schierando il commissario provinciale Mimì Arezzo, il leader provinciale Riccardo Minardo ed i due consiglieri provinciali Saro Burgio e Pietro Barrera. Tutti accomunati da un unico pensiero: azzerare il consiglio d’amministrazione. Certo, gli autonomisti mettono le mani avanti, spiegando che la loro non è una rincorsa alle poltrone, ma spiegano anche che se non si fa così, il movimento non è più disposto a collaborare per risolvere i problemi. Un ricatto politico, visto che il governo regionale, cui tutti guardano nella speranza che contribuisca in modo sostanzioso al salvataggio dei tre corsi di laurea, è praticamente di marca Mpa.
Inizia Pietro Barrera a spiegare che «questo cda non è più rappresentativo del momento. L’azzeramento è un fatto sostanziale. Adesso serve un cda composto da persone competenti». Ha proseguito Riccardo Minardo: «E’ stato fatto un cda di emergenza per salvare l’università. Lo abbiamo condiviso ma ha fallito, visto che abbiamo perso delle facoltà. A questo punto, se c’è la modifica dello statuto ci vuole l’azzeramento». Altrettanto duro il commissario provinciale Arezzo: «Questi deputati non hanno portato nulla. Gli unici finanziamenti arrivano da Comune e Provincia. Non c’è più motivo di perdere un altro anno, meglio inserire subito personalità di cultura». E Saro Burgio per finire: «E’ scandaloso che rispetto a percorsi condivisi c’è qualcuno convinto che è il padrone di tutto. Nel momento in cui si rinnova lo statuto il cda va azzerato».
Inutile provare a far presente che, seguendo questa strada, viste le scadenze impellenti per salvare le facoltà, si corre il rischio di chiudere i tre corsi di laurea. Minardo ribadisce che non è così: «Quando si azzera – sostiene – c’è la proroga fin quando non ci sono nuovi. Quindi, le facoltà non chiudono». Il discorso potrebbe essere anche logico, ma c’è un piccolo particolare da tenere a mente: dopo l’azzeramento, se questo è sostanziale, chi resta in regime di proroga, deve gestire l’ordinaria amministrazione. Qui, invece, ci sono decisioni da assumere a ritmo continuo.
Mimì Arezzo prova a correggere il tiro, spiegando che «non è più tempo di fare proclami. L’università a Ragusa è importante anche per l’indotto». Poi, torna a battere il chiodo dell’azzeramento e tira fuori un discorso che contraddice l’assunto iniziale, ossia che l’Mpa non ne fa una questione di poltrone: «C’è stata – afferma parlando dell’attuale cda – una scandalosa spartizione politica ed è stato escluso l’unico deputato che difende il territorio».
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