Attualità
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22/02/2008 11:38

Lombardo detta le condizioni, Miccichè passa all’opposizione restando nella Pdl

di Redazione

“Se il nostro Movimento potrà rappresentare il centro sud e le isole, se avrà dei riscontri che ci soddisfano nel programma di governo, se si rilancerà lo statuto autonomistico siciliano e sardo, se si mette su una coalizione che abbia un senso (non capisco perché non si voglia l’Udc siciliano da parte di chi con l’Udc ha governato e continua a governare), allora sì, chiudiamo l’accordo per l’alleanza, che è a portata di mano”. Così, a Gr Parlamento, il leader del Movimento per l’Autonomia, Raffaele Lombardo, rispondendo ad una domanda sull’ipotesi di un’alleanza con Silvio Berlusconi e il Popolo della libertà. “In caso contrario – ha aggiunto categorico Lombardo – la mia candidatura andrà avanti”. Alcuni dei punti indicati da Lombardo possono essere superati, altro- come l’alleanza con l’UDC – no. Significa che Lombardo sta mettendo i paletti e che non ritiene più possibile I toni, dunque, sono cambiate, Lombardo appare determinato. Significa che il clima non è quello della settimana scorsa, quando tutto sembrava filare liscio.

Appare sempre più evidente che la questione centrale è la Presidenza della Regione siciliana, della quale Lombardo fa alcun riferimento nel suo secco decalogo che detta le condizioni. E’ altrettanto chiaro che se non ci sarà accordo sulla Presidenza della Regione cadrà anche il resto, a meno che il pragmatismo non prevalga.Nel caso in cui salti tutto l’MPA si collega all’UDC, non solo in Sicilia ma nel resto del paese, come avrebbe fatto con il PDL.Questa mattina Gianfranco Miccichè è tornato da Berlusconi. Nel suo blog i segnali sono netti: “non mollo”.

E nelle interviste questa sua risolutezza non viene mai meno. Non lascia spazio ad altre interpretazioni che non sia quella di Palazzo d’Orleans. Miccichè in questi tre giorni ha alzato il tono dello scontro con Cuffaro e l’UDC. Accuse esplicite, inconsuete perfino nel clima pre-elettorale. Cuffaro e il cuffarismo sarebbero i responsabili di tutto ciò che non funziona in Sicilia.

Miccichè parla da rappresentante dell’opposizione, e i suoi ragionamenti finiscono con il coprire perfino le parole del centrosinistra, che per il momento bada ai fatti suoi. Non che il centrosinistra in Sicilia abbia molte gatte da pelare, tutt’altro. Anna Finocchiaro e Rita Borsellino hanno incontrato a Roma il vertice del PD, cominciano a disegnare le tappe della loro campagna elettorale. Clima idilliaco.

I problemi nel maggiore partito di opposizione nascono dalle regole appena enunciate sulla “presentabilità”dei candidati. Dopo tre legislature bisogna starsene a casa, ma ci sono molte deroghe e, inSicilia, ce n’è qualcuna in più. E’ capitato che qualche dirigente si sia avventurato in previsioni che poi non si sono verificate, dando per scontato che regole avrebbero dovuto essere applicate così come erano state enunciate. Ma le regole si portano appresso le deroghe e queste finiscono con il seppellire le prime. Non sempre, tuttavia. Si ragiona in questa fase, in Sicilia l’espressione giusta è: si pattia. IL quadro generale, comunque, è salvo.

Qualche principio d’incendio in periferia è stato domato per tempo.

E’ sufficiente per vincere in aprile?

Nemmeno per idea. Il divario di consensi è ampio, per il centrosinistra si tratta di una risalita dura, l’Himalaya, insomma. Impossibile? No, hanno fatto quel che potevano per mettersi nelle condizioni di concorrere, presentando ai nastri di partenza il meglio della scuderia. La coscienza a posto, da questo punto di vista.

Il punto semmai è il controllo del territorio, cioè riprendersi lo spazio dell’opposizione che oggi viene insidiato da Gianfranco Miccichè che fa professione di anticuffarismo, la qual cosa significa opposizione tout cour nell’Isola. La spaccatura nel centrodestra divide i voti ma aumenta esponenzialmente la mobilitazione in quell’area.