di Redazione
Sarà election day anche in Sicilia. Il 13 e il 14 aprile i siciliani dovranno votare sia per il rinnovodi Camera e Senato che per il parlamentino regionale e il loro governatore. Unacoincidenza di voto che complica ancora di più, se è possibile, la situazione e i rapporti tra Pdl e il centristi dell’Udc e fa diventare Raffaele Lombardo, leader del Movimento per le autonomie (Mpa) decisivo non solo a livello locale ma anche nazionale.
Lombardo oggi ha incontrato Berlusconi a Roma e poco dopo, nel pomeriggio, ha convocato l’ufficio politico del suo partito diventato ago della bilancia degli equilibri nel centro destra. “Ci sono i presupposti per poter definire un’intesa con il Pdl a livello politico nazionale e siciliano, ma nulla è ancora definito, lo sarà tra poche ore” ha dichiarato alla fine dell’Ufficio politico. Lo scenario che si sta delineando è diverso per il voto amministrativo e per quello politico. Per il rinovo delle cariche regionali Lombardo resta alleato dell’Udc di Cuffaro e del Pdl di Fini e Berlusconi. Per le elezioni politiche, invece, Lombardo rompe con l’Udc e si allea con il Pdl diventando quello che il Carroccio è al nord: la Lega del Sud.
Un vero puzzle. Per comprenderlo occorre partire da un presupposto: la Sicilia è da sempre una roccaforte di voti per l’Udc di Casini e Buttiglione, il potentato di Totò Cuffaro. Ed è sicuramente la rinuncia più grossa che il Pdl doveva subire dopo la rottura con l’Udc.
L’accordo, prima del divorzio tra Berlusconi e Casini, prevedeva Lombardo candidato alla guida della Regione con l’appoggio dell’Udc in sostituzione di Cuffaro. Forza Italia aveva messo in campo Gianfranco Miccichè, l’ex sottosegretario all’Economia.
Le cose poi sono precipitate e Berlusconi ha cominciato a tessere la tela intorno a Lombardo. Inseguendo uno schema palese che segue un doppio binario: Lombardo candidato alla guida della Regione Sicilia e in cambio, l’Mpa federato al sud con il Pdl, così come è già successo al nord con la Lega. Un modo, soprattutto, per indebolire l’Udc che in sei regioni del centro-sud (Lazio, Puglia, Abruzzo, Calabria, Sicilia, Sardegna) può non far scattare il premio di maggioranza al Senato e mettere in seria difficoltà la governabilità di un eventuale governo del Pdl.
La trattativa del doppio binario oggi sembra andata a buon fine anche se restano due incognite. La prima si chiama Salvatore Cuffaro: l’ex governatore non può rompere con l’Udc perchè ha bisogno di una candidatura al Senato e di garantirsi l’immunità e al tempo stesso non può rompere con Lombardo; la seconda si chiama Gianfranco Miccichè che specie dopo il divorzio dall’Udc di Casini già gustava la sua elezione a governatore.
La soluzione, o meglio il compromeso, alla fine sarà che l’Udc resta alleato col Pdl a livello locale e avversario per il voto politico. “Il Pdl – ha annunciato Lombardo – mi ha rivolto l’invito a candidarmi anche a nome loro, non solo del Mpa. Invito che ho gradito ma al quale non ho risposto perchè c’è ancora un problema di alleanze e di programma. Io lavoro – ha aggiunto – perchè si arrivi a una candidatura unica e forse io posso essere colui che è capace di fare la sintesi”. Un messaggio rivolto a Miccichè che ha parlato al telefono con Berlusconi dopo la riunione che il Cavaliere ha avuto con il leader autonomista. Nelle stesse ore Cuffaro ha definito “indissolubile” il suo rapporto con il leader dell’Mpa. Significa che i suoi voti saranno spostati su Lombardo.
Diverso l’approccio di Pier Ferdinando Casini: “Ma secondo voi io affido il mio futuro politico a Lombardo? L’Udc, nelle giunte locali, resta dov’è, ma certamente non con i vincoli di prima”. In Sicilia resta, probabilmente l’accordo. Ma per il resto ognuno per sè. Certo, la nuova alleanza autonomista Pdl-Mpa al Centro-Sud rischia di mangiare forze e voti ai centristi dell’Udc.
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