Cronaca
|
01/11/2007 11:04

L’omicidio Drago: cronaca di un pomeriggio di ordinaria follia

di Redazione

A freddare domenica sera, al quartiere popolare Jungi, il pregiudicato trentaduenne Giuseppe Drago, non sarebbero stati i reiterati colpi di fucile cal. 12, a canna mozza, esplosi da un nemico storico, per questioni di droga, Antonino Ferrante di 37 anni, ma due colpi di pistola cal. 7,65 esplosi da distanza ravvicinata da una donna, Elena Ferrante, 33 anni, accorsa a dar man forte al fratello Antonino per vendicare due atteggiamenti di sfida, inaccettabili, della vittima e far capire a tutti che loro, i Ferrante (i «palermitani») erano i più forti nel sottobosco della malavita locale.

I due sono stati già arrestati dai carabinieri; e con loro sono stati arrestati pure Maria Ferrante, 40 anni, sorella di Antonino e di Elena, e Giovanni Pacetto, 20 anni, cugino dei Ferrante. Tutti e quattro debbono rispondere di omicidio aggravato in concorso e di detenzione illegale di armi.

A riferire della conclusione sprint delle indagini (coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Modica, Maria Mocciaro) è stato ieri mattina, in conferenza stampa, il comandante provinciale dell’Arma, ten. col. Nicodemo Macrì, unitamente al comandante del Reparto operativo, maggiore Paolo Puntel, e al comandante la Compagnia di Modica, cap. Marco Latini (presente anche il comandante la Stazione di Scicli, maresciallo Antonello Spadaro).

Fra la vittima («Peppe u tedescu», per essere stato a lungo in Germania) e Antonino Ferrante («Ninu u palermitanu», ritornato in libertà a febbraio dopo avere scontato sette anni di carcere per questioni di droga) non era corso mai buon sangue; i rapporti si sarebbero ulteriormente deteriorati di recente, con il Drago (pure lui tossicodipendente) che aveva chiesto insistentemente alle sorelle Ferrante del metadone, ottenendone dei continui rifiuti.

E forse vi era dell’altro, sempre in fatto di sostanze stupefacenti. Fatto sta che domenica pomeriggio «u tedescu» decide di vendicarsi: dapprima appicca il fuoco a un chiosco, per la vendita di frutta e verdura, gestito da Antonino Ferrante, quindi si reca a casa della madre dei Ferrante contro la quale, sfondando i vetri di una finestra, lancia un grosso sasso che ferisce di striscio

l’anziana donna.

Era quella la «dichiarazione di guerra». Il clan dei «palermitani» non poteva subire passivamente tali sgarri. La reazione veniva organizzata in poche battute. Al giovane Giovanni Pacetto veniva ordinato di andare a prelevare le armi, nascoste in un anfratto in campagna.

E quindi, tutti assieme (i tre Ferrante e il Pacetto) a bordo di una Polo si recano a «Jungi»; incrociano Giuseppe Drago che rientrava alla guida di una motoretta. Antonino Ferrante fa fuoco con il fucile (e rimangono ferite, per fortuna di striscio, pure una donna di 19 anni, con la propria bambina, di appena di 10 mesi, che teneva in braccio), la vittima tenta di difendersi e di reagire; ma interviene Elena Ferrante che con freddezza lo colpisce (a una spalla e in pieno petto) con due colpi di pistola. Giuseppe Drago muore poco dopo.

Le indagini dei carabinieri portano in poche ore ad individuare i componenti il «commando di fuoco» e a fermarli, a rinvenire la Polo (nascosta in campagna dal Pacetto) e a ritrovare le armi (rimesse nell’anfratto sempre dal Pacetto). Dopo un lunghissimo interrogatorio Antonino Ferrante confessa, ma tenta, maldestramente, di scagionare gli altri indagati, la sorella Elena in particolare.

Ieri sera, il gip di Modica, Michele Palazzolo, ha sottoposto i quattro ad interrogatorio di garanzia al carcere di «Piano del Gesù» a Modica Alta. Gli arresti sono stati convalidati.