Lettere in redazione
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24/02/2008 22:10

Luciano Di Natale: Sara è viva e soffre, aiutiamola

di Redazione

“Sono il padre di Sara, 24 anni. Due anni fa, dopo aver mangiato una polpetta, mia figlia è stata colpita da choc anafilattico ed è entrata in coma.

E’ molto probabile che ciò sia stato provocato da sostanze nocive (solfiti), cui Sara era allergica, concentrate nella carne macinata (acquistata in una macelleria di Catania) in misura notevole, e comunque ho interessato l’autorità giudiziaria per l’accertamento della verità, che spero avvenga il più rapidamente possibile.

Nel dicembre 2007 Sara, in stato vegetativo persistente, viene ricoverata per l’ennesima volta in un reparto di rianimazione, a seguito di intervento chirurgico ad un polmone.

Qualche giorno dopo nel reparto viene ricoverato un bambino di 6 anni, in gravissime condizioni per presunto choc anafilattico.

Per fortuna, dopo 3 giorni il bambino si sveglia senza avere riportato danni cerebrali, grazie alle tempestive manovre di rianimazione.

Anche lui, ho saputo dai suoi familiari, era un soggetto allergico. Ho subito pensato: “E se anche questo bambino ha mangiato cibo adulterato?”

La carne tritata trattata con certe sostanze chimiche offre al consumatore una impressione di freschezza, conservandone il colore rosso pur non bloccando il processo di putrefazione.

Fra tali sostanze ci sono i solfiti. Ma, chi è allergico ai solfiti e mangia carne trattata con queste sostanze rischia lo choc anafilattico: si gonfiano le mucose della gola, non si respira, il bolo alimentare, non potendo essere rigurgitato all’esterno (perché la gola è chiusa ) va a finire nei polmoni ed è la fine.

A mia figlia, è successo proprio questo. Adesso, dopo 24 mesi, si trova a casa, immobile in un letto, in stato vegetativo persistente. Le sue sofferenze (dolori articolari, notevoli difficoltà respiratorie, complicanze continue di vario tipo) e quelle dei familiari sono indicibili.

Io e mia moglie assistiamo giorno e notte nostra figlia e viviamo nel terrore che i medici, che hanno diagnosticato danni irreversibili al cervello abbiano ragione».

La lettera del signor Luciano Di Natale, che racconta la terribile esperienza vissuta, prosegue con la voglia di credere nella medicina e con la speranza che fatti del genere possano non riperteri: «Solo una tenue speranza, sostenuta dal forte amore per lei, ci induce a sperare che Sara possa svegliarsi. Se vi dico queste cose non è per suscitare in voi solidarietà o altri sentimenti ma per un mio preciso dovere di cittadino: informarvi sui pericoli che correte sia voi che i vostri cari, specialmente se soggetti allergici. A volte mi chiedo se tante morti per soffocamento non siano state causate da sostanze nocive presenti negli alimenti e non da disgrazie, etichettate come tali, da ignari e disperati parenti delle vittime. I rappresentanti dello Stato dovrebbero vigilare maggiormente per fare rispettare le leggi a tutela della salute di tutti i cittadini».

Il signor Di Natale, infine, si rivolge ai politici: «Mia figlia, studentessa di Scienze politiche a Catania, che della legalità aveva fatto una bandiera, si rivolgerebbe a tutti i politici, invitandoli a lasciare i loro teatrini, le loro zuffe indecorose, le lotte interessate e ricordando loro, invece, che le battaglie di principio e le dispute ideologiche non hanno senso se non legate ai reali problemi delle persone, specialmente le più deboli. Mi rivolgo a tutti i politici perché comprendano che i genitori catapultati in una realtà parallela a quella delle normali famiglie, pesantissima e dolorosissima, hanno il diritto di poter curare i propri figli.

Tale diritto viene negato se, per necessità economica, sono costretti ad andare a lavorare, magari con una anzianità di parecchi anni di lavoro, ma senza i requisiti di legge per andare in pensione. Dare la possibilità a questi genitori di ottenere il prepensionamento è il minimo che lo Stato può fare per aiutarli. I ragazzi disabili gravi o gravissimi, data la loro giovane età, hanno un’aspettativa di vita più lunga dei loro stessi genitori che li assistono (per questo si deve legiferare scindendo il problema dei genitori che assistono i figli disabili da quello dei congiunti che assistono una persona anziana).

Se lo Stato dovesse prendersi cura dei giovani disabili (sempre che le strutture ospedaliere di riabilitazione esistano e non siano solo “parcheggi”), dovrebbe spendere almeno 700 euro al giorno per ognuno di loro, per mantenerli in vita, tranne che non decida (paradossalmente in uno Stato con una maggioranza di cittadini che si professano cattolici ) di eliminarli per risparmiare! Ma se non si interviene con una legge giusta a sostegno delle suddette famiglie, quelli che saranno eliminati saranno i genitori.

Eliminati fisicamente per esaurimento delle forze, specialmente se già con problemi di salute ( io e mia moglie, nella nostra casa diventata “corsia ospedaliera”, facciamo in 24 ore il lavoro di almeno sei infermieri, senza turni di lavoro).

La mattanza di chi uccide il proprio familiare e poi si uccide per la cronica mancanza di attenzioni “vere” da parte dello “Stato sociale”, (se ancora esiste) deve finire. Insomma, il prepensionamento per i genitori di disabili gravi e gravissimi è una emergenza nazionale e non si può perdere ancora tempo.

Le famiglie di disabili gravi e gravissimi che hanno manifestato a Roma hanno ricordato ai pochi politici presenti che aspettano da 13 anni una legge giusta per il prepensionamento. Nell’attesa, molti di noi potrebbero non farcela più».