di Redazione
Il sistema elettorale è lo stesso del 2006. Ma ora, al contrario di allora, si guarda con più trepidazione ai risultati del Senato per via del premio di maggioranza a livello regionale e dello sbarramento del 20 % per le coalizioni, del 3% per le liste coalizzate, dell’8% per le liste non coalizzate e per quelle la cui coalizione non raggiunge il 20%. Un sistema che ha reso precario il governo Prodi fin dalla nascita e che alla fine l’ha messo in crisi due volte. La seconda con conseguente ricorso alle urne. Fare una simulazione in base ai dati del 2006 non è semplice: sono avvenuti mutamenti a volte radicali nei rapporti dei partiti con accorpamenti e separazioni.
In Sicilia, considerati i rapporti di forza, rispetto alla situazione nazionale, le prospettive sono più complicate. Come si evince dall’Osservatorio di Renato Mannheimer, anche in Sicilia il problema della soglia di sbarramento non è un problema per i due maggiori partiti e cioè il Popolo della Libertà e il Partito Democratico, ma interessa direttamente la Sinistra Arcobaleno e l’Udc. E stando ai risultati del 2006, Mannheimer colloca la Sicilia tra le regioni in cui entrambi, confermati i voti di allora, possono ottenere dei seggi per il Senato.
Nell’ultima competizione, come si ricorderà, la sinistra radicale era divisa: il Prc con il 5,3%, essendo coalizzato col centrosinistra, superò lo sbarramento ed ottenne 2 seggi; gli altri non avendo superato il 3% previsto per le liste coalizzate, sono rimasti a mani vuote. L’Udc, col 9,8 per cento non ebbe alcun problema e prese 3 senatori, anche perché era coalizzata con la Cdl.
Oggi, la situazione si presenta con ben altre fisionomie politiche. La Sinistra Arcobaleno raggruppa Rifondazione comunista (5,3%, dati 2006), Insieme con l’Unione alias Comunisti Italiani e Verdi (2,6%). Prc, Pdci e Verdi, confermando i risultati di allora, arriverebbero al 7,9%. Cioè sotto la soglia dell’8 per cento. Ma la Sinistra Arcobaleno oggi comprende anche la Sinistra Democratica, cioè una costola dei Democratici di Sinistra. Quanti voti prenderanno o meglio toglieranno alla casa madre che ora si identifica nel Partito Democratico?
Diversa la situazione dell’Udc. Nel 2006 era coalizzata con la Casa delle Libertà, quindi aveva un largo margine di consensi rispetto alla soglia del 3 per cento. Ma ora, presentandosi da sola, e non sembra che al momento ci siano altre prospettive, ha necessariamente bisogno di superare lo sbarramento dell’8 per cento. Quel 9,6 per cento della scorsa competizione la metterebbe al riparo da sorprese. Confermerà? L’emorragia di questi giorni, si tradurrà in voti e in che dimensione? Il margine è stretto.
Andiamo ai partiti maggiori. Scontato abbondantemente che ciascuno supererà la soglia del 20 per cento. Ma qui è in gioco il premio di maggioranza: chi prende più voti, si assicura il 55 per cento dei 26 seggi assegnati alla Sicilia. Nel 2006, La Margherita, con l’11,8 per cento prese 4 senatori e altrettanti i Democratici di Sinistra con l’11,4 per cento. Assieme hanno ottenuto il 23,2 per cento. A loro va aggiunta Italia dei Valori che nel 2006, essendo coalizzata, con il 3,7 per cento ottenne un senatore. Ora, sommata la sua percentuale a quella del Pd, la coalizione arriverebbe al 26,9 per cento.
Sul fronte opposto scattò il premio di maggioranza. Forza Italia col 28,8 per cento prese 8 senatori; Alleanza Nazionale col 10,7 per cento ne ottenne 3. Il Movimento per l’Autonomia con il 4,1 per cento prese un senatore. Dunque, stando ai voti dell’ultima competizione per Palazzo Madama, esclusa l’Udc che si presenta da sola, il Pdl e il Mpa assieme, con il 43,3 per cento otterrebbero il premio di maggioranza.
Evidentemente, bisognerà vedere cosa faranno e che consensi avranno le formazioni quasi microscopiche dell’una e dell’altra coalizione.
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