Cronaca
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18/01/2011 11:08

L’ultima lettera di Paolo Cannì

Una sorta di testamento

di Redazione

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La moglie al funerale
La moglie al funerale

Ragusa – «Oggi 31.12.2010 una data da ricordare con la quale chiudiamo un anno speciale e un anno triste da dimenticare. Ho sempre creduto alle persone di potere, in chi domina il sistema, chi muove le pedine. Ho creduto anche alla giustizia, giustizia che ci difende da ogni cosa e da ogni ingiustizia. Il sindacato una macchina da 5000 cavalli, bisogna mantenerla e se ci riesce con il contributo di tutti ma mi domando a cosa serve se bisogna rispettare dei limiti che anche una Cinquecento riesce a rispettare. Forse è il sistema sbagliato che non funziona. Cosa funziona da noi? Solo il potere e dico il potere: è l’unica cosa che ti fa andare avanti. Bisogna rispettarlo e imparare da lui, per poter convivere… Forse si“».
 

Il suo stato d’animo a Capodanno era questo. Due settimane dopo, venerdì il 14 gennaio, Paolo Cannì, commesso di trent’anni licenziato in base a un’accusa che egli riteneva un’insopportabile umiliazione, ha sottoscritto l’impugnativa al licenziamento che aveva subito un mese prima. Ma subito dopo ha deciso di farla finita. Lo hanno trovato impiccato nel giardinetto della casa al mare, una villetta di Casuzze, Ragusa.  
 

 

Nella foto, la moglie, al funeale