Alle esequie di ieri nella cattedrale anche Giorgia Meloni
di Redazione
Napoli – Dorme per sempre Domenico nella sua minuscola bara bianca avvolta di rose, gerbere e gigli candidi. E quanto è piccola quella cassa che sembra scomparire nella immensa cattedrale di Nola, quel feretro leggero che nemmeno raggiunge un metro e dal quale Patrizia e Antonio, mamma e papà, non staccano mai gli occhi. Come a voler trattenere con un filo invisibile il loro bambino che non c’è più. Il loro «piccolo guerriero», questo il suo soprannome, che tanto in ospedale aveva lottato per restare al mondo.
Sorride nella foto Domenico Caliendo abbracciato al suo orso di peluche, due occhi grandi e due anni e mezzo di vita stroncati dal trapianto di un cuore bruciato. Ma sono funerali di commozione e rabbia, un po’ di pace, un po’ di guerra. Dall’altare il vescovo di Nola Francesco Marino invita all’amore, a non cedere al «giustizialismo privato», ma sul sagrato della cattedrale cresce invece l’ira, contro i medici, contro l’ospedale Monaldi di Napoli, contro il cardiochirurgo che quel cuore difettoso ha impiantato. «Giustizia. Se Dio esiste, pagheranno per quello che hanno fatto». «Il diritto alla vita è di tutti, non solo di chi è ricco» sono le grida che si alzano dalla piazza. Parole dure, durissime.
Un lungo e infinito abbraccio di migliaia di persone ha accompagnato nella ottocentesca chiesa di Santa Maria Assunta il funerale di Domenico, in prima fila ci sono i genitori e i due fratellini, ma è Patrizia che bacia e stringe centinaia di mani, lo sguardo perso però in un oceano di dolore che non passerà mai. Perché, così dice dall’altare il vescovo di Nola «la morte di un figlio è così straziante che la lingua italiana non ci dà neanche un nome, perché un figlio senza genitori è orfano, ma la perdita del frutto del proprio grembo è così atroce che le parole stesse si tacciono come nei tabù». Domenico che nei giorni della tragedia è diventato figlio di tutta l’Italia – sono sempre le parole di monsignor Marino – «e i figli so’ piezz e’ core, ma il nostro cuore si è spezzato in questa tragedia».
Arriva la premier Giorgia Meloni, l’abbraccio con la mamma di Domenico Patrizia Marcolino è lungo e commosso, così con Antonio, il papà, c’è Mimmo Battaglia, l’arcivescovo di Napoli che nella lunga agonia di Domenico, nelle giornate di angoscia e speranza in ospedale con il bimbo attaccato alle macchine e un cuore che non poteva battere, era stato accanto ogni giorno ai genitori. La cattedrale è piena di bambini che all’uscita faranno volare migliaia di palloncini sulle note di “Guerriero” di Marco Mengoni mentre la bara viene ricoperta da petali di rose bianche lanciati dai balconi.
C’erano il sindaco di Napoli Manfredi e quello di Nola, Andrea Ruggiero, il presidente della Regione Fico, ma guerra e pace si sono mescolate nei funerali, davanti a quella bara minuscola, perché non si può morire a due anni e mezzo per una catena di errori e malasanità. Domenico non c’è più, così come non c’è più quel bambino a Bolzano dal cui espianto di cuore sarebbe potuto dipendere il futuro di Domenico stesso. Però il trapianto è una frontiera della medicina, guai se dopo il caso del Monaldi il flusso virtuoso si interrompesse. Monsignor Francesco Marino lo ricorda con nettezza nell’omelia: «Incoraggiamo la donazione degli organi come gesto di grande amore e generosità».
Preghiere e proteste. Silenzio e grida. Patrizia prova mettere quiete incontrando durante la camera ardente la direttrice generale del “Monaldi”, Anna Iervolino. «Devono pagare solo i medici che hanno sbagliato – sussurra -non tutto l’ospedale». «Abbiamo sperato tutti con voi, nessuno dimenticherà Domenico», le dice Iervolino, i processi saranno lunghi e duri, ma adesso è il momento del pianto. Però non basta. Perché quando Patrizia con la fotografia di Domenico tra le braccia appare sul sagrato, mentre Antonio porta sulle spalle il peso piuma della bara, le grida si fanno più forti e un grande striscione degli ultras del Nola viene affisso davanti alla chiesa: «Nulla resti impunito, giustizia per Domenico». «Pagherete per i vostri errori, mettetevi la mano sulla coscienza».
Poi torna il rispetto per il lutto. E le ultime parole sono per il «piccolo guerriero». Patrizia si fa forza e legge poche parole per il suo bambino. «Se oggi si è mossa tutta questa folla è solo grazie a Domenico, al suo sorriso, ai suoi occhioni, alla sua dolcezza. Sono certa che ci sta abbracciando tutti. Sono certo che nessuno ti dimenticherà. Ti amo cuore di mamma».
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