Cronaca
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30/12/2025 09:25

Madre e figlia morte intossicate: l’ipotesi di contaminazione accidentale di farine con il veleno per topi

Cinque medici indagati per la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita

di Redazione

Campobasso – Cinque medici, tre in servizio all’ospedale Cardarelli di Campobasso — due venezuelani e un italiano — e due della guardia medica, sono indagati per la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute tra sabato e domenica per una intossicazione alimentare.
Sono accusati a vario titolo di omicidio colposo plurimo, lesioni personali colpose e responsabilità in ambito sanitario.

Le due vittime e Gianni Di Vita — padre della ragazza e marito della donna, ricoverato da due giorni all’ospedale Spallanzani di Roma e non ancora fuori pericolo — si erano sentiti male il pomeriggio del 25 dicembre e dopo essersi recati prima in guardia medica e poi al pronto soccorso erano stati mandati a casa per una semplice intossicazione e gastroenterite. Lo stesso avvenne anche la mattina successiva. Il 27 dicembre Sara è stata accompagnata in ospedale da un parente: questa volta le sue condizioni sono apparse gravi ed è stata ricoverata in Rianimazione dove è morta intorno alle 23.

Nella stessa serata è stata ricoverata anche la madre, deceduta il giorno dopo alle 11. Oltre al padre di Sara allo Spallanzani è ricoverata, in via precauzionale, anche la figlia maggiorenne che non ha accusato alcun sintomo. L’inchiesta, come ha spiegato il procuratore di Campobasso Nicola d’Angelo, oltre a valutare eventuali responsabilità sugli interventi medici, intende capire cosa abbia determinato «un exitus così fulmineo per una giovane di 15 anni e per sua madre, chiarendo le ragioni di una simile virulenza» e ricostruire «l’insorgenza patologica per isolare eventuali, residue, fonti di innesco ed interrompere ogni dinamica di rischio, garantendo che nessun altro cittadino possa essere coinvolto in una tragedia di questa natura».

Ieri, intanto, gli investigatori sono tornati nell’abitazione di famiglia dove il 24 si è svolta una cena alla presenza di altre persone. Tra il materiale sequestrato anche vongole, cozze, seppie, baccalà e funghi che sono stati inviati all’Istituto Zooprofilattico del Molise e al Policlinico Gemelli di Roma. E proprio sui funghi sequestrati — champignon di tipo certificato e comunemente in commercio — il direttore generale dell’azienda sanitaria regione Molise, Giovanni Di Santo, ha spiegato «che è stata avviata una serie di indagini diagnostiche di natura altamente specialistica, tra cui accertamenti sull’amanita falloide, il fungo velenoso». L’attenzione degli inquirenti pare rivolgersi soprattutto ai pasti consumati il 23 dicembre: pasta al pomodoro a pranzo, mentre ancora da capire cosa sia stato consumato durante la cena a cui erano presenti solo la coppia e la figlia minore. Di Santo — chiarendo che il personale medico ha seguito il rispetto delle linee guida e delle best practice previste in casi simili e che il percorso clinico-assistenziale è stato corretto e conforme alle linee guida — ha parlato di «tossinfezione» senza specificare la natura, «perché — ha aggiunto — è possibile che ci sia stata una condizione per la quale o è stato assunto qualcosa o è stato inalato qualcosa, anche a livello ambientale, potrebbe trattarsi di una tossinfezione di natura alimentare, ma anche chimica».

Al vaglio degli inquirenti anche una possibile contaminazione accidentale di farine con il veleno per topi. Pare infatti che, alcune settimane fa in un mulino che produce farina di proprietà di Gianni Di Vita ci sia stata una disinfestazione contro la presenza di topi. Ma si tratta solo di una delle ipotesi. Un aiuto alle indagini potrebbe giungere dall’autopsia sui corpi delle due donne che sarà effettuata domani e sulle analisi, anche tossicologiche, che i medici dello Spallanzani stanno eseguendo su Gianni Di Vita. Alcuni campioni sono stati inviati al Gemelli.