di Redazione
PALERMO, 9 OTT Dissequestrato il patrimonio degli
imprenditori palermitani Niceta, sotto sigilli dal 2013 su
richiesta della procura. Si tratta di società e immobili del
valore di 50 milioni di euro. Per i Niceta è il secondo
provvedimento favorevole: la corte d’appello aveva già annullato
un sequestro disposto dal tribunale di Trapani. Secondo gli
inquirenti il capostipite della famiglia Niceta, Mario, e i
figli, titolari di una serie di negozi di abbigliamento,
avrebbero accumulato il loro tesoro grazie ai legami con Cosa
nostra. Dopo il sequestro tutti i punti vendita hanno chiuso i
battenti.
I magistrati a conferma della “mafiosità” di Niceta citano le
dichiarazioni dei pentiti Angelo Siino e Tullio Cannella e
parlano di “cointeressenze illecite” di Niceta e del suo
contributo a Cosa nostra.
I giudici, però, sostengono che se c’è prova di un
inquinamento mafioso in relazione alla Cater Bonde alla
Parabancaria, le accuse riguardo alle altre attività economiche
dell’imprenditore sono “generiche”.
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