di Redazione
PALERMO, 16 NOV Regge in appello l’impianto
accusatorio che in primo grado portò a pesantissime condanne a
boss, gregari, estortori e spacciatori della famiglia mafiosa di
Pagliarelli. Dall’inchiesta emerse che il mandamento era guidato
da una sorta di triumvirato: Vincenzo Giudice (condannato a 18
anni), Alessandro Alessi (a 14 anni), Giuseppe Perrone (a 14
anni e 4 mesi). Si erano divisi un “mandamento” ricco, quello di
Pagliarelli, centimetro per centimetro. Ognuno aveva la propria
area di influenza. E controllava racket delle estorsioni,
business in disgrazia nell’era della crisi, ma soprattutto il
traffico della droga, attività a cui Cosa nostra sta tornando a
dedicarsi. L’indagine ha ricostruito i vertici delle cosche e i
loro affari. Emblematica in questo senso la scelta di tornare
agli stupefacenti che, stavolta, ha come protagonista una donna,
Concetta Celano. Beccata con 5 chili di stupefacente in auto
mentre tornava da un’udienza e tramite coi “cartelli”
sudamericani.
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