Ci scrive il consigliere comunale del Pd
di Marco Causarano
Scicli – Nel quadro di un riordino dei servizi locali, di cui si parla sempre più negli ultimi tempi pure nel nostro comune (anche il piano di riequilibrio pluriennale affronta il tema), con sempre maggiore insistenza torna alla ribalta la questione degli asili nido comunali di Valverde e di Iungi.
Per quest’ultimo, in particolare, si prefigura la chiusura forzata al pubblico per il prossimo anno scolastico, considerato che l’edificio che ospita il servizio sarà oggetto di una importante ristrutturazione (finanziata, per lo più, con i Por dell’Unione Europea), che dovrebbe durare non meno di sei mesi e modernizzare la struttura portandola all’avanguardia con i tempi.
Fra le possibilità più concrete, prefigurate dall’Amministrazione in questo momento per fronteggiare questa chiusura, c’è l’accorpamento dell’asilo con quello di Valverde per raggiungere l’ulteriore obiettivo – è proprio il caso di dirlo – di una ulteriore riduzione dei costi del servizio comunale.
Orbene, riteniamo che la possibilità in questione sia davvero l’ultima da prendere in considerazione – e comunque non prima di aver cercato ubicazioni alternative per la struttura – perché ciò creerebbe un grave disservizio fra l’utenza del più popoloso quartiere della città e metterebbe seriamente a rischio la sopravvivenza stessa dell’asilo, poiché una volta ultimati i lavori di ristrutturazione innanzi detti (a detta di molti!) il passo successivo potrebbe essere quello dell’esternalizzazione definitiva dell’attività.
Anzitutto, è proprio il caso di dirlo, sarebbe auspicabile maggiore chiarezza della giunta sul punto, specie in un momento dell’anno nel quale i genitori stanno decidendo dove mandare i loro figli il prossimo anno.
Non vuole essere questa una difesa d’ufficio del servizio infantile, quanto un allarme sulla necessità d’interrompere questa fuga dai servizi pubblici alla persona che il nostro comune sembra aver imboccato da qualche anno a questa parte, come già avvenuto con la soppressione del servizio di doposcuola (deciso dalla giunta Venticinque e varato da tanti consiglieri che oggi siedono nella nuova maggioranza qualche anno fa) e culminato con il flop dell’esternalizzazione del servizio di raccolta rifiuti.
Sia chiaro a tutti, infatti, che la soppressione dei servizi in questione non porta alcun risparmio per il bilancio del Comune di Scicli, posto che i dipendenti comunali non vengono mica collocati a riposo ma, semplicemente, transitano presso altri uffici e continuano ad incidere sul bilancio comunale, spesso con tanti dubbi sulla reale utilità della nuova attività svolta.
Se guardiamo ai numeri, infatti, proprio il servizio di asilo nido – nell’anno 2011 – è costato agli sciclitani 1.140.994 euro, dei quali ben 1.109.326,76 riguardavano il costo del personale, mentre 31.667,91 euro è stato il costo delle derrate e materiale vario, a fronte di 98.151,00 introitati con le rette pagate dai genitori!
Insomma, quel milione e cento di euro verrebbe comunque speso, ma allora perché non spenderlo per un servizio che realmente – nel nostro tessuto sociale – ha una sua utilità?
Quanto alle professionalità coinvolte, invece, manco a dire che soluzioni di questo tipo producono l’immediata dispersione di competenze consolidate negli anni e difficilmente recuperabili allorchè si decidesse di tornare indietro.
Certo il servizio in questione va ampiamente rivisto e, in questo senso, è da salutare con favore l’apertura pomeridiana del Nido di Valverde – proprio durante l’anno scolastico in corso -, che però non è stato adeguatamente pubblicizzato agli sciclitani.
Da evitare, invece, le uscite estemporanee prive di adeguata riflessione, quale il vertiginoso aumento delle tariffe di fine ottobre che hanno avuto l’effetto immediato di scoraggiare molti genitori che avevano già iscritto i propri figli e – successivamente – li hanno inseriti in strutture private, o il mancato funzionamento dei riscaldamenti per alcuni periodi dell’inverno.
E proprio la funzione economica di calmierare il prezzo delle strutture private, indirettamente, in questi anni è stata anche svolto dai due asili in questione.
Piuttosto, un ripensamento del servizio non può non passare per una riduzione delle festività natalizie (tanti di noi – anche in quei giorni – necessitano del servizio perché lavorano), nonché dalla rinnovata motivazione che bisogna coltivare negli operatori scolastici anche a costo di sacrifici personali nel proprio status di lavoratore, poiché un servizio che non ha domanda di fruizione avrebbe solo un destino: ovvero la chiusura.
Insomma, ritengo che la strada del rinnovamento e della modernizzazione di questi servizi alla persona sia la più lunga e difficile (specie in tempi di vacche magre come questi), ma sia anche l’unica che un Comune, degno di tale nome, debba intraprendere; non perché sia necessario blindare lavoratori uguali a tutti gli altri ma semplicemente perché è motivo stesso dell’esistenza di un Comune quello di erogare i servizi richiesti dalla comunità che governa!
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