Attualità
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07/06/2007 00:00

Margherita, il caso Ragusa di nuovo su Europa

di Redazione

Anche se non sono state un terremoto, la scossa delle amministrative siciliane continua a far tremare la casa dei riformisti. Mentre un fronte trasversale di sindaci, assessori e consiglieri ha dato vita al “Coordinamento regionale di amministratori per il Pd”, nella Quercia c’è malessere fra gli ex-correntone. Roberto De Benedictis ha definito “insopportabile che il governo si preoccupi solo della sconfitta al Nord, come fosse inevitabile e ininfluente perdere sistematicamente in Sicilia”. Il deputato regionale è fra gli esponenti di spicco persi da Mussi, e il suo disagio si estende alla proposta dei rutelliani di intese con Udc e Mpa. Ma se per il diessino questa è una “scorciatoia suicida nella terra del trasformismo”, per i diellini è una possibile soluzione per evitare lo sfaldamento.

La Margherita siciliana ha sempre scommesso sulla capacità di attrazione per chi è in rotta con la Cdl. Il rischio è che i risultati elettorali e le incognite del Pd stiano creando l’effetto opposto. La crisi più acuta è nel Ragusano, dove 35 dirigenti di estrazione popolare si sono dimessi in blocco dalle cariche di partito parlando di “Mezzogiorno assente dall’agenda di governo”, e dichiarando di voler ”aprire un confronto con le altre forze che considerino i valori dell’essere cristiani”.

L’Udc ha recepito il messaggio e si è subito fatto avanti con Beppe Drago. Il vicepresidente dei deputati ha dato disponibilità a “laboratori locali”, per sperimentare percorsi che si possono riprodurre “anche a livello nazionale”. Ce n’è a sufficienza perchè Beppe Spampinato azioni l’allarme:”Non può essere liquidato come un affare localistico; riguarda un problema montante dalla base”. Il vicesegretario regionale dielle parla di “preoccupante arretramento del partito, anche alla luce della nascita del Pd”, e suggerisce di “aprire un dialogo e un confronto con le forze politiche” senza tuttavia indicare sigle precise del centrodestra. Sergio D’Antoni è più esplicito:”Bisogna spostare non solo i consensi, ma anche ceto politico”.

In parte è l’obiettivo del Coordinamento degli amministratori dielle e diesse per il Pd. Franco Pignataro spiega che intendono “mettere a disposizione le capacità mediazione proprie di chi amministra, per essere una porta attraverso cui la società civile può accedere nel nuovo soggetto”. Il quale, avverte il sindaco di Caltagirone, “rischia di fallire se si riduce a essere la sommatoria dei vertici di due partiti”.