Economia
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10/10/2010 00:58

Marzo 2011. Apre Ikea, a Catania

Il quesito: «Ma perchè studiare tanto per entrare solo in un mobilificio?»

di Redazione

Catania – Quarantacinquemila barlumi di speranza. Quarantacinquemila sogni rinchiusi dentro un solo grande negozio. Quarantacinquemila drammi lavorativi imprigionati dentro una città. La fame di lavoro è quantificabile. Ha quarantacinquemila nomi, cognomi e numeri di telefono.

Quelli inviati via mail dal 20 settembre al 10 ottobre – in soli venti giorni – a Ikea, la multinazionale svedese che a marzo 2011 aprirà i battenti a Catania, nell’area dove fino a poco tempo fa c’erano le ceneri dell’ex Cesame 2, rimaste in mano ad altrettanti lavoratori senza futuro. Questa sera a mezzanotte si chiuderà la saracinesca della banca dati e nessuna candidatura potrà più fare il suo ingresso nel cervellone che ha masticato e digerito i curricula dei potenziali nuovi dipendenti.

Sì, perché i lavoratori-corteggiatori della catena di arredamento low cost più attesa dagli abitanti del Mezzogiorno (il negozio più a Sud è quello di Napoli) sono un esercito.

E ci sarà spazio solo per 200 di loro: solo 4 su mille avranno la fortuna di far parte del grande impero del fai-da-te. Perché, come spiega Franca Quaglia, direttore del nuovo punto vendita di Catania, «nello staff etneo (che in pianta organica prevede 246 unità interne) si posizioneranno anche coloro che già fanno parte del gruppo e che hanno chiesto il trasferimento da altre città. Con questi numeri abbiamo superato ogni previsione: da 22 anni, da quando Ikea è sbarcata in Italia, si tratta di un record assoluto, che ha superato di gran lunga anche i punti vendita di Napoli e Bari, dov’erano pervenute circa 35mila richieste online.

Ci scusiamo con tutti coloro che hanno fatto domanda considerando che, per motivi logistici, non potremo chiamare tutti per il colloquio: la prima scrematura avverrà infatti sulla base dei test e del curriculum vitae».

La telefonata Ikea arriverà infatti solo a 2.000 candidati, che potranno accedere alle cosiddette interviste, che prevedono un colloquio di gruppo e uno individuale. La carica dei 45mila si disperderà così in una nuova, estenuante ricerca di occupazione. «Mi chiedo quante persone che scrivono in questo gruppo sono laureate magari con il massimo dei voti – scrive Massimo C. su Facebook all’interno del gruppo “Ikea apre uno stabilimento a Catania”, che ormai conta quasi 700 iscritti – tutti aspirano alla possibilità di un contatto da parte di questa azienda che è un mobilificio.

E’ vero che le condizioni del mercato del lavoro italiano sono disastrose, ma allora mi chiedo per quale motivo continuare a studiare se poi si finisce a lavorare dove non servono competenze specifiche?».

E’ una domanda che si pongono in tanti. Perché gli aspiranti gialloblù sono disoccupati, commercianti che rischiano la chiusura fallimentare, impiegati malpagati, lavoratori una tantum, studenti universitari demoralizzati dagli indici occupazionali, commesse/i che sognano un’azienda migliore, ma nella maggior parte dei casi (purtroppo) molti, troppi sono giovani laureati. «Aggiungo – continua il post su internet – un mio amico, laureato in Economia e commercio, lavora per una nota azienda di bricolage: dopo una selezione come se dovesse entrare alla Nasa, cosa fa il mio amico in questa azienda?

Nel suo reparto “bagno” tutto il giorno smonta, sistema, assiste i clienti, trasporta materiale come se fosse un mulo, carica la merce nelle macchine dei clienti. Che senso ha tutto questo? Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate… anzi voi che provate».

 

Come fare per seguire le selezioni

 

Catania. Ottobre 2010. Stop ai curricula. E adesso cosa accadrà? Il popolo degli internauti si tiene stretto attorno a un gruppo facebook che punta i riflettori sull’argomento, reclamando soprattutto meritocrazia nelle modalità e nei criteri di selezione, auspicando che «le assunzioni non vengano pilotate così com’è successo per altri centri commerciali». A fare da eco a questi commenti, le dichiarazioni della responsabile del punto vendita etneo Franca Quaglia, che ci tiene a rassicurare tutti coloro che hanno compilato il form online e hanno anche sostenuto i test di logica, inglese e italiano, che serviranno a effettuare una prima selezione: «Vogliamo ribadire e sottolineare l’assoluta trasparenza dell’iter di selezione – spiega il direttore -: a sostegno di ciò, il fatto che abbiamo attivato soltanto il canale telematico con un front office virtuale (c’è un indirizzo mail per “dialogare” con gli operatori solo su aspetti tecnici). Tutti partono dallo stesso identico punto».

Così come si legge nel sito, costituiranno titolo preferenziale il diploma di scuola superiore, un’esperienza pregressa nella Grande distribuzione organizzata e la piena disponibilità a lavorare nel fine settimana e su turni. Fatta questa premessa, Quaglia ci spiega che uno staff di circa 20 persone – dopo aver selezionato tutti coloro che hanno ottenuto un buon punteggio effettuando il test sul sito www.ikea.com alla voce «posizioni per il futuro negozio di Catania» – a partire dal 18 ottobre contatteranno telefonicamente circa 2.000 candidati. In questo primo step verranno rivolte alcune domande propedeutiche alle «interviste» che si svolgeranno nel capoluogo etneo.

«Convocheremo diversi gruppi – continua la responsabile – per i colloqui che dureranno all’incirca 7 settimane. Prima presenteremo l’azienda e chiederemo ai presenti di effettuare giochi di gruppo e test attitudinali. Poi effettueremo un incontro individuale. Dopo questi due fondamentali passaggi decideremo chi farà parte della squadra».