di Redazione
«Sconfitto, prima ancora di essere probabilmente sconfitto sul campo, rinuncio a candidarmi». Clemente Mastella amareggiato fa dietrofront. E cinque giorni dopo l’annuncio della propria candidatura a premier alla testa di un partito in corsa solitaria alle elezioni di aprile, ci ripensa e si ritira del tutto dalla corsa. Lui che, in seguito all’arresto della moglie e all’apertura di un’indagine nei suoi confronti, ha di fatto provocato la caduta del governo Prodi, innescando il processo politico che ha portato al voto.
POLITICAMENTE ISOLATO – Il segretario dei Popolari Udeur, colpito dalla continua emorragia di ex compagni in fuga dal partito e sempre più politicamente isolato, getta la spugna e in una nota attacca: «Sconfitto per una costante e manipolata disiformazione con la pubblica opinione, determinata da una scientifica operazione di linciaggio morale contro di me, costruita mediaticamente, politicamente e giudiziariamente». Per queste ragioni, prosegue Mastella, «sono diventato una sorta di uomo nero, di cui liberarsi e sul quale scaricare tutte le responsabilità del sistema politico. Stretto nella tenaglia, ho retto fino a quando ho potuto sapendo di avere subito ingiustizie clamorose e ben cosciente della mia onestà e innocenza».
L’AMAREZZA – Poi l’ex Guardasigilli dice: «Mentre ringrazio quanti, anche in queste ore, mi spingono a restare sul terreno di gioco, ho deciso di non candidarmi al parlamento italiano per le prossime elezioni politiche. Spero così di essere anche più libero e di ritrovare finalmente una serenità che con violenza e ad arte mi è stata tolta». A questo punto, conclude Mastella, «confesso che un pò di amarezza in tutto questo c’è, ma forte anche della cultura e della saggezza contadina del mio sud, non mi arrendo e se, e qualora ci saranno condizioni diverse, dò l’arrivederci a quegli amici che generosamente e in modo solidale mi sono stati vicino».
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