Sul giovane pendeva un ordine di custodia cautelare per una rapina commessa a Civitavecchia nel 2023
di Redazione
Grosseto – Si sposa in Comune, ma dopo la cerimonia viene arrestato: è successo a Grosseto. Sul giovane tunisino pendeva un ordine di custodia cautelare per una rapina commessa a Civitavecchia nel 2023 e per questo era ricercato. I carabinieri hanno atteso la fine della cerimonia e poi lo hanno arrestato.
Il giovane non era al corrente dell’ordine di custodia cautelare nei suoi confronti e ha organizzato la cerimonia nuziale tranquillamente. A “tradirlo” sarebbero state le pubblicazioni di matrimonio, sempre obbligatorie. I carabinieri hanno così presenziato al matrimonio, al termine del quale hanno fatto scattare l’arresto. Così, per la giovane coppia niente festa né viaggio di nozze. almeno per ora.
Il dettaglio che ha fatto scattare tutto è burocratico: le pubblicazioni di matrimonio, con l’inserimento dei dati anagrafici nel sistema, hanno fatto emergere la presenza di un provvedimento esecutivo a carico dello sposo. La procedura ha attivato l’allerta ai carabinieri del territorio. Gli uomini dell’Arma hanno scelto di attendere che il rito fosse completato: nessuna irruzione in sala, nessuno stop al “sì”. Solo dopo, con calma, il trasferimento prima in caserma e poi alla casa circondariale di Grosseto.
La vicenda giudiziaria che ha portato all’arresto in abito da cerimonia risale al 2023. Secondo gli atti richiamati dalle cronache, lo sposo 23enne sarebbe stato coinvolto in una rapina a Montalto di Castro (provincia di Viterbo, Lazio). La ricostruzione parla di una vittima accerchiata, minacciata e colpita; nella fase più cruenta sarebbero stati usati una lama e oggetti contundenti. Le percosse terminarono con la sottrazione del telefono cellulare e l’abbandono della persona a terra, ferita. Ad arrestarlo, allora, furono i carabinieri di Civitavecchia; seguì il processo e la condanna.
In primo grado, lo sposo era stato condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione, oltre a 1.500 euro di multa e al pagamento delle spese processuali. La difesa aveva presentato appello, ottenendo una riduzione della pena. Infine, il ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile nelle scorse settimane, rendendo la condanna definitiva e azionabile con l’ordine di esecuzione. La decisione di legittimità avrebbe richiamato la “particolare capacità criminosa” dell’imputato; una formula che, nelle pronunce di inammissibilità, indica spesso l’assenza di motivi fondati per ribaltare il verdetto.
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