Pugni al capo e al torace durante il servizio
di Redazione
Modica – Ancora un episodio di violenza contro un medico in servizio. È accaduto all’interno dell’Ospedale di Modica, dove un sanitario del Pronto Soccorso è stato aggredito fisicamente mentre svolgeva il proprio lavoro, riportando un pugno al capo e un pugno all’emicostato sinistro, con conseguente contusione toracica, dolore e difficoltà respiratoria.
Secondo la ricostruzione dei fatti, il medico si era recato presso l’ambulatorio di Cardiologia esclusivamente per consegnare documentazione clinica relativa a una paziente per la quale era stata richiesta una consulenza specialistica. In quel contesto, ha segnalato al collega cardiologo una situazione anomala: la figlia della paziente, dipendente dell’ospedale ma non in servizio, aveva trasportato autonomamente la madre in barella, senza alcuna autorizzazione e pretendendo una precedenza sugli altri pazienti, mentre il cardiologo era impegnato nella gestione di un codice rosso.
Un comportamento che, secondo il sanitario, violava le più elementari regole organizzative e di sicurezza. Nel tentativo di richiamare il rispetto delle procedure, il medico avrebbe semplicemente ribadito che nessuno può disporre autonomamente degli spostamenti di un paziente all’interno dell’ospedale.
È a quel punto che la situazione sarebbe degenerata. All’interno dell’ambulatorio di Cardiologia, il medico sarebbe stato colpito da un altro familiare con un pugno al capo e uno al torace, riportando un trauma contusivo all’emicostato sinistro, con dolore e limitazione antalgica degli atti respiratori.
Ma c’è un ulteriore elemento che rende l’episodio ancora più grave. Dopo l’aggressione, una terza persona, altra figlia della paziente avrebbe riferito una versione opposta dei fatti, sostenendo di essere stata lei la persona aggredita. Una ricostruzione che il medico contesta fermamente, sottolineando di non aver mai usato violenza, ma di essersi limitato a un richiamo verbale, corretto e professionale.
A smentire la versione della familiare vi sarebbe anche la presenza di un testimone diretto, il cardiologo in servizio nello stesso ambulatorio, che avrebbe assistito alla scena e che potrebbe confermare l’assenza di qualsiasi aggressione da parte del sanitario.
L’episodio è stato formalmente segnalato alla Direzione Sanitaria e alla Direzione del Pronto Soccorso. Il medico ha inoltre annunciato di riservarsi la presentazione di una querela alle Autorità competenti.
Un fatto che riporta con forza al centro del dibattito una realtà ormai quotidiana: l’ospedale non è più un luogo sicuro per chi cura. Medici e operatori sanitari si trovano sempre più spesso a dover fronteggiare non solo emergenze cliniche, ma anche aggressioni fisiche, pressioni indebite e comportamenti arbitrari, semplicemente per aver fatto rispettare le regole.
Un segnale allarmante che chiama in causa istituzioni, direzioni sanitarie e società civile. Perché chi lavora per salvare vite non può essere lasciato solo.
© Riproduzione riservata