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16/01/2011 19:48

Memoria e cecità, di Riccardo Emmolo

Il 22 gennaio alla casa Don Puglisi

di Redazione

Riccardo Emmolo
Riccardo Emmolo

Modica – Sarà presentato sabato 22 gennaio, alle 19, alla casa Don Puglisi di Modica, il nuovo libro di Riccardo Emmolo “Memoria e cecità”. 

Riccardo Emmolo è nato a Scicli nel 1951. Vive a Modica dove insegna all’Istituto di Istruzione Superiore “Giovanni Verga”. Nel 2002 ha pubblicato con l’editore Moretti & Vitali “Ombra e destino e altre poesie”. 
Su “Memoria e cecità” il critico Paolo Lagazzi ha scritto: “Da quanti anni Riccardo Emmolo, una delle personalità più appartate e autentiche della nostra poesia, lavorava a questo libro di saggi? Forse da sempre, o almeno da quando, giovane studente appena trasferito dalla sua Sicilia a Firenze, aveva cominciato a riflettere sullo stato della nostra cultura e della nostra poesia. E vi aveva trovato formule (spesso pericolose), abbaglianti esposizioni di sapere; raramente verità persuasive. Da allora, molte cose sono mutate, ma Emmolo sembra rimasto fedele a quel suo assunto lontano, a quella sua giovanile pretesa di conciliare il rigore del pensiero con la bellezza sovrana di un verso. La sua poesia, intanto, si nutriva dello splendore aspro e fisico della sua terra: le gole dirupate di Cava d’Ispica, le valli iblee popolate di vitigni e mandorli, di fichi, di odorosi aranceti, di gelsomini e di carrubi; le rive battute dalle onde d’Africa; il soffiare del vento, scandito sui versi della grande “Ode al vento  occidentale” di Shelley. All’amore per la natura, che Emmolo sentiva – 
e sente – insidiata da una civiltà aridamente utilitaristica, si accompagnava una meditata, aspra, vena civile. La stessa pazienza lucida e appasionata, la stessa sensibilità nutrita di una vocazione alla verità, ritroviamo ora in questo libro di saggi, in cui vengono raccolti trent’anni di pensieri e di studi. Nella trama di una vasta riflessione che affonda nell’antico (Lucrezio, Catone) per risalire ai padri della nostra modernità (Leopardi, Baudelaire, Nietzsche), l’autore s’inoltra fino a Camus, a Henry Miller, ad alcuni dei nomi più noti della poesia contemporanea (Conte, Copioli, Pontiggia), senza dimenticare le grandi personalità letterarie della Sicilia (Pirandello, Quasimodo, Gesualdo Bufalino) e gli amici artisti (Guccione, Fratantonio). Ma il libro non finisce qui, ed ecco – nel volgersi alla sua conclusione – il lucidissimo e argomentato dialogo intitolato “Dèi e uomini” (lo stesso titolo che Pavese aveva pensato, inizialmente, per i suoi “Dialoghi con Leucò”), nonché una vasta riflessione sui grandi  temi dell’esistenza: la libertà, il caso, il nulla. Tra tanti libri pieni di dottrina ma non di anima – o, al contrario, nutriti di una sensibilità troppo viscerale, incapace di pensiero – un libro, infine, che esige dal lettore silenzio, verità, misura”.