Stagioni politiche
di Saro Distefano


Ragusa – Nomen omen. Il mio amico Gino abita a Ragusa in via delle Dolomiti. Quota sul livello del mare seicento e coccia metri. Vento freddo e nebbia. Ma d’estate è un incanto: quando, a qui a qualche giorno, i miei concittadini si appiccicheranno uno all’altro complici anche la crema solare e i gelati “squagliati” di Mazzarelli, Gino sarà in balcone con le maniche lunghe. E godrà della vista di un maestoso tiglio che il Comune di Ragusa, bontà sua, volle ora sono venti anni fa piantare al centro di una aiuola.
Tiglio che fornisce – a chi sa guardare – una precisa informazione sulla stagione in corso in quella enclave sub-alpina che è il giardino di via delle Dolomiti. Verde smeraldo in primavera ed estate, rosso tendente al giallo a fine ottobre, privo di foglie fino metà aprile, il tiglio “dolomitico” è perfetto soggetto di un fotografo che volesse registrarne le continue trasformazioni, le modifiche cromatiche – le più evidenti – ma anche quelle strutturali, sia le “naturali” che le “artificiali” indotte dalla motosega.
Ebbene l’idea mi è piaciuta e l’ho “regalata” a Gino che si è messo all’opera: Attenzione: si tenga bene in mente, che il mio amico tutto è tranne che un fotografo, e la sua piccola digitale non è certo una Leica da cinquemila euro. Il risultato è quindi modesto, dal punto di vista artistico-tecnico lo è certamente, spero invece possa essere apprezzato l’impegno: per circa cento giorni, a cavallo tra l’anno 2012 e il 2013, Gino ha fotografato, sempre intorno alle 7 antimeridiane, il tiglio, immortalandone sul sensore i vari cambiamenti, non percepibili giorno per giorno, ma evidenti e chiarissimi se messi in sequenza. Ne propongo una sintesi estrema, di quattro foto. Un albero, il tiglio della via delle Dolomiti, che non abbisogna di nulla in particolare, avendo trovato un ottimo substrato. Solo la normale pioggia dell’altopiano ragusano (con regime più simile ad una foresta tropicale pluviale che al resto dell’Isola) e la luce mediterranea. Per il resto va avanti, e cresce, e produce migliaia di foglie e altrettanti semi, che vanno svolazzando nell’autunno dell’altopiano, e poi ogni anno ad ottobre o al massimo a novembre decide di morire, per rinascere ad aprile. Un ciclo naturalissimo, un ottimo insegnamento, un perfetto monito.
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