Intervista agli operatori
di Giuseppe Savà
Scicli – “L’esperienza dell’autoconsumo e dei box all’interno del mercato in cui i produttori vendono direttamente ai consumatori a Vittoria l’abbiamo fatta a partire dal 1994. E sapete come è finita? Prima i produttori hanno introdotto la provvigione, diventando commissionari di fatto, poi non si sono messi d’accordo sulla gestione, alla fine hanno venduto i box”.
Carmelo Arestia è uno dei commissionari ortofrutticoli con più esperienza al mercato ortofrutticolo di Vittoria e si dice scettico sulla proposta dell’assessore regionale all’agricoltura Giovanni
“Nel progetto iniziale del mercato di Vittoria, negli anni Ottanta, era stato previsto uno spazio per gli agricoltori, ma l’esperienza è naufragata in pochi anni. La gestione di un box comporta problemi di logistica, di personale, e la vendita al minuto è per definizione molto frammentaria. Per ogni cliente che acquista due chili di ortofrutta bisogna emettere fattura. Da un punto di vista costo/benefici è molto più redditizio vendere all’ingrosso, anche perché i consumatori al mercato non vengono”.
Perché non vengono? Basterebbe far sapere loro che possono acquistare dal produttore a un prezzo competitivo, non crede?
“No, perché i consumatori non hanno tempo, e vogliono trovare tutto e subito. Noi potremmo garantire solo alcuni prodotti, il pomodoro, il melone, ma non l’ananas o il kiwi. La prova del nove è data da quanto accade al mercatino della frutta, dove ad acquistare sono solo i titolari di supermercati e di piccole botteghe alimentari, ma non i consumatori. Per acquistare una cassa di ciliegino possono non bastare venti euro, per comprare tre tipi diversi di ortofrutta il consumatore dovrebbe spendere sessanta euro. Ma qual è il consumo medio di una famiglia? Molto inferiore. E allora i consumatori preferiscono andare al supermercato o comprare la mono o la biporzione”.
Peppe Battaglia è un produttore vittoriese: “Siamo troppo individualisti, l’offerta di prodotto è frammentaria, manca la capacità associativa, i produttori siamo abituati a fare i battitori liberi, non esiste spirito corporativo nella categoria. L’idea dell’assessore
E se i consumatori trovano più conveniente andare al supermercato, dove la scelta è ampia, per i produttori i problemi sono altri. “La quantità di produzione ortofrutticola che potremmo destinare ai mercati locali sarebbe solo una minima parte di quella che la fascia trasformata che da Licata va fino a Pachino produce –spiegano i fratelli Domenico e Bartolo Galanti (nella foto), rispettivamente commissionario al mercato di Donnalucata e titolare di un’azienda di quindici ettari-. Anche quando i mercati degli agricoltori funzionassero, la parte più cospicua della produzione sarebbe comunque destinata ai mercati settentrionali. Solo in estate si registra un aumento significativo dei consumi in Sicilia. Ma nel resto dell’anno la produzione supera abbondantemente la richiesta dei mercati locali. E i mercatini funzionano solo in città con molti abitanti, ad esempio a Catania”.
Cosa chiedete allora? “Il doppio prezzo, quello all’origine, affiancato al prezzo finale, l’incentivo a mezzi di trasporto alternativi alla gomma, incentivi all’associazionismo”.
In questi giorni un chilo di ciliegino ai produttori iblei viene pagato da 1 euro a 1,40, al supermercato si trova a 2,50.
Un chilo di datterino viene conferito a 2,50. Al supermercato si vende a 4 euro.
© Riproduzione riservata